Ziliani: “La truffa del Var, è tornata Calciopoli. Ancelotti ha ragione quando…”

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Ziliani: “Il Var trasformato in una  vera e propria truffa dagli arbitri. Ritorna Calciopoli e risuonano le parole di Carlo Ancelotti”

La Serie A si è di nuovo impantanata in una pozza di polemiche arbitrali, che riguardano l’intervento più o meno invasivo del VAR nelle partite.

Sono ancora vive le immagini dei tre rigori negati al Napoli nella sfida contro l’Atalanta, il più eclatante su Llorente è diventato oggetto di discussione da parte di quotidiani sportivi e di personaggi quali Feltri e leghisti vari.

La servitù mediatica ha bollato Napoli e il Napoli con il solito “piagnisteo“, arma con la quale continuano a fare i porci comodi loro, eclatante il rigore, l’ennesimo, per fallo di mano di De Ligt.

Il Var è diventato  una truffa, lo hanno trasformato creando una nuova Calciopoli. Parole di Paolo Ziliani, il giornalista sul Fatto quotidiano, lancia una vera e propria bomba sul calcio Italiano:

ZILIANI E LA TRUFFA DEL VAR

“Il trucco c’è ma non si vede. E figuriamoci se in Italia, scrive Ziliani, dove il campionato di calcio era diventato la baracconata che solo l’inchiesta di Calciopoli riuscì a smascherare.Ssvelando le collusioni tra il mondo arbitrale e la banda dei falsari che si era rintanata, oltre che nel club più titolato d’Italia (la Juventus di Moggi e Giraudo, poi radiati), nientemeno che in Federazione (il vicepresidente Mazzini, anch’egli radiato), cioè la cricca che a lungo truccò scudetti e retrocessioni.

Figuriamoci, dicevamo, se dopo il bucato fatto nei tribunali sportivi e penali le vedove di Moggi avrebbero accettato di rimanere con le mani in mano.

Al grido di “fatta la legge trovato l’inganno”, con una tacita chiamata alle armi i picciotti hanno rimesso in strada il carrozzone finito nel burrone nel 2006 e sono andati a rioccupare il Palazzo.

Federazione, arbitri e indovinate voi il terzo convitato. Tutti pappa e ciccia, come ai vecchi tempi.

Tredici anni sono passati dall’estate della vergogna, quella della Figc commissariata, della Juventus mandata in serie B, del titolo assegnato all’Inter, dell’arbitro De Santis fermato sulla scaletta dell’aereo destinazione mondiali in Germania e spedito a passare invece l’estate nei tribunali, dismesso dalla Can e condannato per associazione a delinquere.

Tredici anni sono passati e a dispetto delle nuove regole adottate a livello internazionale e dell’introduzione del Var come strumento di controllo degli arbitri, le cose stanno filando lisce ovunque tranne che nel selvaggio West della serie A italiana dove le nefandezze arbitrali, sempre più sfacciate e impunite, hanno trasformato il nostro torneo in una gigantesca cloaca a cielo aperto”.

ANCELOTTI PREOCCUPATO DAL VAR

Ziliani  sul VAr aggiunge: “Noi siamo italiani e si sa, italians do it better: noi sappiamo far meglio tutto, soprattutto le porcherie. “Sono preoccupato”, dice Ancelotti, uomo di sport e d’onore che ha capito tutto.

 Il Var era stato introdotto perché gli arbitri non potessero più indirizzare le partite come accadeva un tempo? Nessun problema.

 Due righe nel protocollo che ti permettano di continuare a fare i tuoi loschi giochi le trovi sempre; bastano 21 parole. “Poiché il Var controllerà automaticamente ogni situazione/decisione, non vi è necessità che gli allenatori o i calciatori richiedano una revisione”.

Facile no? Sarà quindi il Var (un arbitro) a controllare quel che piace a lui: e vedrete che a lui non piacerà l’idea di dare il rigore a Llorente (Napoli-Atalanta) e al Toro per il mani di De Ligt (Torino-Juventus) mentre gli piacerà molto l’idea di espellere Cassata (Juventus-Genoa) e Fazio (Udinese-Roma).

E sarà come ai tempi di De Santis e di Bergamo & Pairetto: scasso delle regole autorizzato. E dire che basterebbe apportare una piccola modifica alle 21 parole: “Il Var controllerà automaticamente ogni situazione/decisione, ma ogni squadra potrà chiedere il ricontrollo di azioni dubbie due volte a partita”.

Le parole resterebbero 21, è vero, ma almeno avremmo un pallone senza il verme dentro”.

 

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