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CORRIERE- Ecco come Gattuso ha cambiato il Napoli. I tre motivi della svolta

Gattuso ha cambiato il Napoli. Ecco i tre motivi della svolta

Gattuso ha cambiato il Napoli. Il tecnico calabrese ha portato gli azzurri fuori dalla crisi. Tre i motivi della svolta.

L’arrivo di Gennaro Gattuso sulla panchina azzurra ha cambiato il Napoli e le sorti del campionato. Allenatore e psicologo, Ringhio ha dato nuova linfa al Napoli.

Ha scelto il dialogo, ma anche la chiarezza e un’analisi severa e rigorosa che eviti i compromessi.

L’edizione odierna del Corriere dello sport, ha analizzato il cambiamento del Napoli con l’addio di Ancelotti e l’arrivo di Gennaro Gattuso.

GATTUSO HA CAMBIATO IL NAPOLI

Rino Gattuso divide se stesso in due e tra l’allenatore e lo psicologo. La squadra si è persa il 5 novembre, e gli «ammutinati» che ne «hanno fatto di danni» sono prigionieri di se stessi.

Serve una scossa, che sia dialettica ancora prima che tecnica, perché a quel Napoli c’è poco da insegnare: «Questa è una squadra di qualità come poche».

Quando Napoli-Fiorentina è appena finita, e una notte (quasi) intera se ne è andata a disquisire sui motivi d’una resa netta, dolorosa, Gattuso interviene, sceglie il dialogo, si sistema al centro dei problemi e li spazza via, consapevole d’una crisi ch’è ormai è di tutti, è anche la sua, e che non esistono terapie, se non la chiarezza, un’analisi seria, severa, rigorosa che eviti i compromessi e diventi un patto da assecondare attraverso un «codice».

C’è ancora un girone di campionato – diciotto giornate, poi verranno la coppa Italia e, la Champions League contro il Barcellona.

C’è innanzitutto un’immagine da tutelare e una coscienza da ripulire, la testa ancor prima che le gambe, e bisogna farlo calandosi in una nuova dimensione, che sia apparentemente provinciale, che includa il sacrificio e l’umiltà.

La vittoria con la Lazio e poi, quella sulla Juventus è figlia della interpretazione feroce pure nelle strategie, e a Marassi, c’è la sintesi d’un mutamento caratteriale che sa anche di mutazione genetica.

LA SVOLTA DEL NAPOLI IN TRE PUNTI

Il modulo

  • Gattuso si è affidato al consolidato 4-3-3. Dal mercato sono arrivati: Demme, Lobotka e Politano. Il tecnico sa bene che non si può replicare il magnifico Napoli di Sarri, ma questa squadra conosce a memoria il modulo e le giocate.

Stop al turnover ossessivo di Ancelotti, fiducia nei fedelissimi.

  • Gattuso ha miscelato le proprie certezze con l’emergenza che si è ritrovata addosso, ha rischiato, è riuscito a non traballare anche dopo la rovinosa nottata con la Fiorentina. Ha solleticato l’orgoglio di uomini nei quali ha creduto, sempre, ha lasciato che fossero i pilastri d’una rielaborazione tecnica d’uno spartito che apparteneva a Callejon e a Insigne, a Zielinski e a Hysaj, tutti uomini dentro al sistema di gioco. La sorte gli ha sottratto Koulibaly, Maksimovic, Allan e Mertens e il turn-over un po’ è sparito e un po’ è stato soppresso. Gattuso ha deciso di procedere, attraverso uomini già «eruditi», ai quali concedere poi le proprie dinamiche di calcio. Un leader caratteriale o tecnico per settore (i sempre presenti Manolas in difesa e Insigne in attacco) a cui aggiungere poi Demme, ora che c’è, in mezzo al campo. Un marchio personale.

Il faccia a faccia voluto dal gruppo e i 100 minuti di allenamento.

  • Il ritiro, il padre di tutti i malesseri (nati il 5 novembre, dopo il no della squadra ad andarsene a Castel Volturno) è ricomparso, prepotente, il 18 gennaio, quando Napoli-Fiorentina è fi­nita e una crisi, ampia e persino clamorosa, è stata certi­ficata. Il Napoli è a Castel Volturno e lì dentro, rinchiusi nell’ampia sala stampa, Gattuso, sistemato dietro l’enorme tavolo che l’accoglie per le conferenze, ha avuto modo di parlare – e ripetutamente, quasi fosse un rito – ai calciatori, che gli stavano parati di fronte, a semicerchio. Gattuso, per entrare nella testa del Napoli, ha dovuto studiarlo con una full immersion: «Io sono fatto così, questo è il mio modo di essere». E poi c’è (ovviamente) il sistema allenante: Gattuso ha introdotto, chiaramente, i propri metodi, cento minuti d’ordinanza, infarciti da un dialogo continuo per abituare il Napoli alle proprie teorie, per farlo calare nelle sue abitudini, per introdursi anche nella «carne» di una squadra della quale doveva impadronirsi.

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