Lobotka a The Athletic: «Mi sento napoletano, Napoli è casa mia»

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Stanislav Lobotka si racconta in una lunga intervista rilasciata a The Athletic, ripercorrendo la sua crescita calcistica, il legame profondo con Napoli e l’evoluzione del suo gioco negli anni in azzurro. Parole che confermano quanto il centrocampista slovacco sia diventato uno dei simboli del recente ciclo vincente del club partenopeo.

«Non ho mai paura di giocare a calcio», spiega Lobotka. «Cerco sempre di non perdere palla, di trovare una soluzione, di fare il passaggio migliore e la via giusta per avanzare». Un’idea di gioco chiara, costruita sulla gestione dei tempi e sulla lettura delle situazioni, che lo ha reso centrale nel Napoli capace di conquistare due scudetti.

Il rapporto con la città va ben oltre il campo. «Per me Napoli è come una seconda casa. Mi sento napoletano perché vivo qui da tanti anni. Il cibo è fantastico, la città, la gente, la mentalità. Sono davvero felice qui». E sui trionfi tricolori aggiunge: «Due scudetti vinti? È come se qualcuno avesse salvato il mondo. Ho visto come la gente festeggiava ogni giorno, era tutto chiuso perché avevamo vinto. Ovunque andassi mi sentivo come il presidente del Paese».

Nel corso dell’intervista a The Athletic, Lobotka parla anche dei suoi modelli calcistici: «Ho sempre ammirato Xavi, Iniesta, Busquets, Modric e Verratti. Mi piacevano perché sono giocatori come me, piccoli ma molto bravi sotto pressione e nell’uno contro uno. Cerco di leggere la partita e di gestirla».

Ampio spazio anche al rapporto con Antonio Conte, che ha inciso in maniera profonda sulla sua crescita. «Ho parlato con Milan Skriniar, che ha giocato per Conte all’Inter. Mi ha detto che non sarebbe stato facile, ma che se avessi fatto tutto quello che voleva sarei stato un successo». Una previsione rivelatasi corretta: «È stata la preparazione più dura della mia vita. Ero stanchissimo, ma sono diventato più forte fisicamente e mentalmente. Il modo in cui prepara le partite è esattamente quello che succede in campo. Ti migliora anche nei dettagli: come controllare la palla, in che direzione girarti quando sei da solo».

Lobotka si sofferma poi sui compagni di reparto McTominay e Anguissa: «Sono molto bravi con la palla nonostante la loro stazza. Scott è più box-to-box, Frank è fortissimo quando è pressato. Entrambi attaccano l’area e sono bravi nel gioco aereo. So che posso dare la palla ad Anguissa senza rischi. Quando vedo McTominay libero cerco di servirlo, ha un tiro davvero buono e più possibilità di segnare».

In chiusura, parole di grande stima per Hojlund: «Non credo ci siano molti attaccanti come Rasmus in circolazione. Corre tantissimo e lavora molto per la squadra. È fastidioso per i difensori perché pressa sempre forte, è veloce e sui lanci lunghi diventa difficile da marcare».

Un’intervista che racconta non solo il calciatore, ma l’uomo, sempre più legato a Napoli e sempre più centrale nel presente e nel futuro azzurro.

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