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La storia degli Squallor. Di notte s’incontravano e dissacravano…

La storia degli squallor, il gruppo Napoletano per errore. Totò Savio, Alfredo Cerruti, Daniele Pace e Giancarlo Bigazzi tra Trash e avanguardia.

LA STORIA DEGLI SQUALLOR

Il complesso degli Squallor nasce a Milano nel 1969 e anche se a prevalere è una certa napoletanità è sostanzialmente errata l’etichetta di «gruppo napoletano» che talvolta viene affibbiata agli Squallor. La band è composta da un milanese, un fiorentino e due napoletani.

TOTÒ SAVIO, ALFREDO CERRUTI, DANIELE PACE E GIANCARLO BIGAZZI

C’erano una volta quattro serissimi insider dell’industria discografica italiana degli anni Sessanta e Settanta: Totò Savio, Alfredo Cerruti, Daniele Pace e Giancarlo Bigazzi. Gente colta e di gusti raffinati.

Di giorno qualcuno di loro scriveva testi per Massimo Ranieri, qualcuno componeva musiche per Little Tony, qualche altro regalava hit internazionali a Tom Jones, qualche altro ancora aveva una relazione con Mina. Di notte s’incontravano e dissacravano amorevolmente quanto di serio avevano potuto fare fino a un minuto prima. Chiudendosi in uno studio di registrazione e sfornando pezzi a base di turpiloquio come «’O camionista», «Berta», «Non mi mordere il dito» e soprattutto l’incontenibile «Cornutone».

Siccome noi frequentavamo i cantanti, che sono i peggiori scassacazzi mondiali, quando facevamo gli Squallor ci sfogavamo contro i cantanti, quelli seri.» (Alfredo Cerruti)

ROCK DEMENZIALE

È l’anti-storia della musica leggera di casa nostra o, se preferite, la storia degli Squallor, primo gruppo rock demenziale d’Italia e in tutta probabilità prima ghost band del mondo. Perché nel 1972, due anni prima dei Residents e con un lustro di secolo d’anticipo rispetto ai Gorillaz, nei negozi di dischi di Roma, Milano e Napoli ci si chiedeva chi si nascondesse dietro lo sboccatissimo complesso autore dell’album «Troia», omerico ma non troppo.

La risposta? Quattro colonne portanti della Cgd, gloriosa etichetta discografica milanese di Ladislao Sugar:

  • il chitarrista e compositore Totò Savio,
  • i parolieri Daniele Pace e Giancarlo Bigazzi,
  • nonché il produttore Alfredo Cerruti, l’unico rimasto in vita di quanti presero parte all’esaltante avventura degli Squallor.

La storia degli Squallor. Di notte s'incontravano e dissacravano...

MA COSA HANNO RAPPRESENTATO GLI SQUALLOR IN 25 ANNI DI ATTIVITÀ?

Analizzando attentamente l’opera omnia della band è possibile individuarne tre aspetti fondamentali, tre diversi volti di un’unica entità: il ludico, il satirico e l’artistico. Il primo è l’aspetto provocatorio che ne ha decretato il successo: gli Squallor come puro e irriverente divertimento, come sfogo, goliardia e volgarità (apparentemente) gratuita. Il secondo è un aspetto forse meno visibile in superficie ma comunque facilmente intercettabile: la pungente critica alla società italiana. Il terzo, quello più «esoterico», è rappresentato da sporadici momenti di pura genialità che hanno sublimato alcuni brani in raffinate opere d’arte. Non a caso, il noto critico Achille Bonito Oliva ha definito gli Squallor «dei dadaisti».

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