I club Napoli in protesta: “Il calcio italiano è malato, spegniamo le tv”

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Sedie vuote, schermi spenti, pronti ad andare in trasferta oppure a rispolverare la vecchia radiolina. I club Napoli sono in protesta contro il calcio italiano malato. 

Dopo le vicende di Napoli-Atalanta e l’arbitraggio da zero in pagella di Piero Giacomelli, parte un’iniziativa dal club Napoli di Santa Maria Capua Vetere a cui hanno aderito 15 altri club in tutto il mondo. L’obiettivo è quello di dare un segnale forte perché “il calcio Italiano è malato. Non è possibile che ci sia un sistema monopolistico che gestisca il calcio in tv, per questo noi vogliamo spegnerle” dice, in esclusiva ai microfoni di Napolipiu, il presidente di SMCV Azzurra Rasario Avenia.

Porte chiuse dei Club Napoli

I club Napoli sono in protesta e la metteranno in atto sabato, in occasione di Roma-Napoli. In quella occasione tutti i club che hanno aderito chiuderanno le porte e non trasmetteranno la partita attraverso le pay tv. “Abbiamo preso questa iniziativa condivisa da tutti i 430 soci, perché il calcio italiano è malato” dice il presidente Rasario Avenia che aggiunge: “Inoltre spegnendo la tv vogliamo dissentire contro un sistema di monopolio che mette in mano ad un operatore la maggior parte delle partite di Serie A, senza offrire possibilità di scelta“. A partecipare all’iniziativa partita da Santa Maria Capua Vetere, sono i club Napoli in tutto il mondo: da Rio De Janeiro a New York, passando per Genova, Berlino, Sassari, Roma e Cagliari. Quindici in tutto le compagini che hanno aderito e che vogliono dare un segnale chiaro non solo alla Serie A, ma a tutto il sistema calcio che mercoledì ha toccato il fondo negando due rigori netti al Napoli: uno su Llorente e l’altro su Callejon. Nonostante la protesta il supporto alla squadra non verrà fatto mancare, come sottolinea lo stesso Avenia: “Andremo in trasferta a Roma, oppure rispolvereremo la vecchia radiolina. Noi – aggiunge – lanciamo questa iniziativa perché vogliamo un calcio pulito, invece in questo modo stanno distruggendo la passione di milioni di tifosi“.

La tecnologia

fratello di MazzoleniL’amarezza per i rigori non concessi è ancora tanta, ma più in generale c’è la sensazione tra i tifosi del Napoli che ci sia qualcosa di poco chiaro nel sistema calcio. “Non protestiamo solo per i rigori negati, ma in generale perché vogliamo più chiarezza” dice Avenia che aggiunge: “Sono state introdotte nuove tecnologie, ma con esse i dubbi sono cresciuti e non diminuiti. Come ha detto anche Carlo Ancelotti non si riesce più a capire chi arbitra, chi decide quando il Var entra in azione ed a chi spettano certe decisioni“. In questo modo si crea una confusione generale e quando c’è confusione diventa tutto più complicato. “Forse – dice il presidente di Smcv Azzurra – qualcuno ci vuole far pagare per quel rigore concesso a Mertens a Firenze, ma non è possibile che per una svista dobbiamo subire per tutto il campionato“. La protesta dei club Napoli va avanti ma da parte di tutti c’è “la volontà di sostenere la squadra e la società. Questo segnale lo lanciamo anche ai vertici societari, per far capire che i club vogliono esser riconosciuti e vogliono stare vicino ai giocatori ed ai dirigenti” conclude Avenia.

Le proteste dei Napoli Club

Intanto nelle prossime settimane potrebbero esserci altre proteste contro il calcio italiano malato, dato che c’è una proposta dei club Napoli nel mondo di disdire singolarmente tutti gli abbonamenti a Sky, così come si sta organizzando un incontro in piazza Plebiscito per far sentire la voce dei tifosi che seguono il calcio. Anche dal club Napoli Pollena Trocchia, che sulla sua pagina Facebook chiede chiarezza ai vertici del calcio italiano, arrivano parole amare su quanto accaduto con l’Atalanta: “Far parlare gli arbitri? Forse potrebbe essere una soluzione se sono in buona fede, ma se non lo sono allora il discorso diventa complicato” dice il Segretario Salvatore Salierno che insieme con altre rappresentative di tifosi si sta organizzando per organizzare un’altra protesta. “Noi vogliamo arrivare la palazzo, far sentire la nostra voce e chiedere spiegazioni, altrimenti sarà tutto inutile“. I tifosi dunque chiedono il rispetto delle regole, non favoritismi, non la vittoria a tutti i costi, ma la possibilità di giocare un campionato regolare, dove per tutti valga lo stesso regolamento. In cui chiunque possa competere e dove alla fine vinca la squadra migliore. Non una richiesta assurda, ma qualcosa che si lega perfettamente con i valori dello sport.

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