35 anni fa usciva nelle sale No grazie, il caffè mi rende nervoso

35 anni fa usciva nelle sale No grazie, il caffè mi rende nervoso. Con il film nasce La sindrome di Funiculì funiculà e Troisi se ne uscì con la teoria dei nonni.

di Alessandro Chetta CdM

No grazie, il caffè mi rende nervoso

C’era una volta un assassino, da film, che intimava «Napule nun adda cagna’!» e oggi c’è un sindaco che annuncia «Napoli è cambiata» in faccia ai critici apocalittici e poco integrati. Sono passati 35 anni da No grazie, il caffè mi rende nervoso, pellicola cult, la prima in cui Lello Arena è primattore e Troisi spalla di lusso. Oltre tre decadi.

Periodo bastevole per buttare sottosopra la prospettiva politica: Funiculì Funiculà, il serial killer, si teneva stretta la vecchia Città.

MASSIMO TROISI E PINO DANIELE: STORIA DI UN’AMICIZIA AUTENTICA

Oggi siamo in pienissima postmodernità e nulla cambia sul serio, si gira in circolo. Negli anni Ottanta era diverso: la Napoli premoderna dei Settanta (colera, mortalità infantile e sceneggiata) era stata mostruosamente svezzata dal terremoto. Sortì nella modernità a calci nel sedere. Le resistenze dei napoletani a cambiare erano dettate dalla paura di (s)perdere l’essenza di villaggio metropolitano.

No grazie, il caffè mi rende nervoso e la sindrome di Funiculì funiculà

Va dato merito agli sceneggiatori Massimo Troisi, Lello Arena, Michael Pergolani e Stefano Vespignani di aver annusato da sommelier l’aria che tirava in quella temperie di obiettiva trasformazione. Puntarono sul thriller – era anche un’epoca cupa per le mattanze cutoliane – ma per far ridere. Funiculì era l’eroe di chi stava meglio quando stava peggio.

E Troisi, il nuovo incarnato, pur di non finire muorto acciso negava per affermare. «’O mandolino? Nientedimeno, certo ca me piace – rispondeva al ‘signor maniaco’ nascosto dietro la tenda – Anzi, se ce sta ‘0 sole e ‘a pizza senza mandolino pare ca stu sole non mi scarfa, sta pizza nun me sazia». Bastò solo una parola, una parola di garbata ironia, e Napoli fu salvata, senza post su Facebook. «Oh, sempre cu sta fissazione ‘e Napoli…ma perché nun cagnate Mantova o Rovigo?».

Troisi se ne uscì con la teoria dei nonni.

Gianni Minà, anfitrione, trasse spunto proprio da «No grazie…» di imminente uscita. Invitò in studio la meglio gioventù partenopea che stava, guarda un po’, cambiando volto alla città.

Massimo Troisi se ne uscì con la teoria dei nonni: «Non va rinnegato il passato. Però io sono un napoletano nuovo, perché dovrei continuare la tradizione solo in un certo modo? Adesso ci siamo noi. James Senese, Pino Daniele, io, Lina Sastri…ognuno coi nostri rispettivi nonni. James piglia qualcosa dal nonno suo, io prendo qualcosa dal mio ma poi facciamo le cose nostre. Ed è normale che siano nuove».

Lo studio applaudì come se avesse parlato Bauman

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