Calcio Napoli e cultura Napoletana

Trent’anni fa lo scudetto? Non datemi dell’asociale, ma mi estraneizzo dalla festa

Il 10 Maggio 1987, il primo scudetto azzurro. Festa che si ripete ogni anno. Preferisco festeggiare il prossimo scudetto che ricordarne uno vecchio di trent’anni

Non datemi dell’asociale, ma preferisco festeggiare il prossimo scudetto, anzichè ricordare in maniera forzata, un tricolore vecchio di trent’anni. Non perchè non sia bello ricordare, anzi… C’erano le bandiere ed una Napoli tinta d’azzurro per quello che poteva definirsi “il grande evento”. Le emozioni di quella giornata. Al San Paolo bastava un pareggio contro la Fiorentina. L’1-1 finale con firme di Baggio e Carnevale, diede alla città una soddisfazione unica, un riscatto sportivo e una rivalsa, sotto certi aspetti, anche sociale. Io avevo poco più di quattro anni e quindi non ricordo, ma sicuramente mio padre mi avrà fatto partecipare a quella grande e infinita festa. D’altronde a casa mia, o sei napoletano o ‘dormi altrove’.

Ogni anno però, cerchiamo di ricordare quel giorno, quell’evento. Troppo prigionieri di un passato che, seppur glorioso, resta il passato. Ok, passi per il decennale. Ma il trentennale proprio no. La festa, la partita con qualche vecchia gloria protagonista di quell’impresa, interventi radiofonici, interviste, esclusive. Ma a cosa servono? Nulla da criticare al Napoli di oggi per carità, ma ‘scurdammece o passat’, e pensiamo al presente. Scrolliamoci di dosso questo provincialismo che ci tiene legati, stretti, tra quella voglia di emergere ancora a distanza di un trentennio, e la rassegnazione di veder rimandare anno per anno, questo appuntamento.

Non prestiamo il fianco a degli sfottò inevitabili. Non vestiamoci di ‘pacchiano’. Non ce lo meritiamo. Perchè, dunque, cadere nel tranello? Pensiamo al presente ormai andato. Diamo, con più fiducia, un’occhiata al futuro. Ma tuffarsi in una macchina del tempo che ci riporta indietro di una vita, oltre alla nostalgia dei miei spensierati quattro anni (e la spensieratezza di trent’anni fa è la stessa per voi tutti), altro non so che pensare. Mi viene una malinconia che affonda come un coltello nel burro caldo, e il Napoli e quel primo tricolore centrano poco in questo caso. Solleviamoci e pensiamo a domani, ad un futuro che spero sia quanto più immediato possibile.

Io di trent’anni fa ricordo solo i miei capelli lisci, e il ‘moccioso’ che ero. Oggi i capelli lisci e neri, hanno dato il posto ad un’increspatura che mette in risalto un processo di sbiancamento, e non posso nemmeno lamentarmi, perchè qualche mio coetaneo ha la prateria ‘per vie centrali’. Insomma, diamo vita ad un futuro che sia in grado di farci rivivere le gioie di un tempo. Diamo vita ad un ciclo che, oltre all’aspetto tecnico (importantissimo di sicuro), sia anche concentrato sulla parte economica e strutturale.

Acquisiamo una mentalità tale da poter puntare in alto, più di tutti. E magari ricordare un domani della nostra terza affermazione in Serie A. Ma stare qui a rivedere le immagini di quegli anni, sa molto di provinciale. Ho cambiato canale non appena i filmati mostravano un colorito meno moderno, con caroselli di auto in Via Caracciolo. Io mi estraneizzo dalla festa. Non lo faccio per spirito di contraddizione, bensì perchè la trovo noiosa. Preferisco festeggiare il prossimo scudetto, anzichè ricordare, ancora una volta, uno vecchio di trent’anni.

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