Napoli Infortuni, sviste di mercato, società assente. Scoprire le cause dell’emergenza per fermarla

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C’è persino spazio per la beffa allo Stadium. I tifosi della Juventus intonano “Oj vita, oj vita mia”, il canto che accompagnava i trionfi del Napoli a Fuorigrotta. È il simbolo più amaro di una serata che sa di nostalgia e di fine di un’illusione. Lo scrive Antonio Corbo su Repubblica Napoli, raccontando come il Napoli promesso al mondo – quello del pomeriggio di festa, del sole e del mare trasmessi ovunque – oggi sembri lontanissimo. Nel calcio i sogni invecchiano in fretta.

Eppure, sottolinea Antonio Corbo su Repubblica Napoli, il Napoli non è finito a Torino. Tra la quinta sconfitta e la resa c’è l’intervista di Antonio Conte, la dignità di un allenatore che sa vincere da sempre ma che, questa volta, ha mostrato anche come si perde. Conte non si ferma. E non si è fermato neppure il Napoli, nonostante il -9 dall’Inter, una lista interminabile di infortuni e un’urgenza di rilancio che cresce di giorno in giorno.

Per ora Conte è la penultima speranza. L’ultima, scrive ancora Corbo su Repubblica Napoli, è che venga finalmente chiarita l’origine di questo male oscuro: una sequenza di infortuni muscolari capace di ridurre a brandelli la squadra campione d’Italia. Non importa di chi sia la colpa, ma scoprire la causa. Prima o dopo il Chelsea, prossima e forse non ultima frontiera europea, la verità deve emergere. Nasconderla sarebbe l’unica sconfitta davvero imperdonabile per una società che oggi appare indecisa su tutto.

A Torino, nel giorno dell’emergenza totale e della partita più complicata, il Napoli si presenta più lento, impreciso, con le catene esterne bloccate. A destra Di Lorenzo torna nella difesa a tre che gli va stretta, soprattutto senza Politano e senza sinergie. C’è Gutiérrez in posizione ibrida, e allora Vergara è costretto a moltiplicarsi: rientra, costruisce, prova a dare un riferimento a Hojlund. È l’unica vera novità della serata. Caparbio, tecnico, presente in entrambe le fasi. Una prova che fa riflettere, come sottolinea Antonio Corbo su Repubblica Napoli.

La domanda è inevitabile: dov’era nascosto Vergara? Possibile che il Napoli, la squadra più anziana del campionato, non sapesse di avere giovani interessanti in casa? Se Vergara emerge solo per necessità, con almeno otto indisponibili, allora il problema è serio. È come aprire un armadio in disordine e scoprire un bel golf dimenticato. Succede, certo, ma in un grande club valorizzare i giovani dovrebbe essere un dovere, non un incidente.

A sinistra il disagio è simile. Buongiorno torna finalmente sui suoi livelli, salva anche un gol sulla linea, ma davanti a lui qualcosa non funziona. Elmas delude, corre a vuoto, complica il lavoro di Spinazzola e non è puntuale nel controllo su David in occasione del primo gol juventino. In mezzo al campo, nel primo tempo, il Napoli diventa subalterno allo strapotere di Thuram e Locatelli, trascinando nella difficoltà anche McTominay.

La svolta negativa arriva proprio quando il Napoli sembra poter reagire. Conte prova a correggere: fuori Gutiérrez, dentro Beukema per riportare Di Lorenzo più avanti e controllare Yildiz. Ma è proprio Yildiz a preparare il raddoppio. Poi entra Giovane, con la valigia ancora da disfare, appena arrivato. Per fare cosa? È il punto più basso di una programmazione che non c’è mai stata, dal mercato confuso di agosto alle baruffe con errori di valutazione e intemperanze dei procuratori. Un mondo sottosopra, come denuncia Antonio Corbo su Repubblica Napoli.

E allora la domanda finale è inevitabile: c’è ancora un presidente? Basta tweet ed elogi. Aurelio De Laurentiis ha pochi giorni per rimettere ordine nel suo Napoli. Altrimenti sarà travolto, fatalmente, da errori umani e caos.