“Fermate la guerra”, il messaggio del Napoli: “Stop the war” – VIDEO
“ Fermate la guerra ” è il messaggio che arriva dalla SSCN, con i giocatori del Napoli che dicono: “ Stop the war ” nelle loro lingue. Dal belga di Mertens , all’italiano di Insigne e Spalletti , passando per il polacco di Zielinsky , slovacco di Lobotka , il portoghese di Mario Rui , lo spagnolo di Fabian Ruiz , il kosovaro di Rrahmani , il tedesco di Demme e l’inglese di Osimhen . Idealmente il Napoli fa un giro del mondo e si schiera contro qualsiasi conflitto. La guerra in Ucraina è qualcosa di atroce, di assurdo. Così la SSCN prende posizione: “ Viviamo un momento pericoloso e drammatico e noi con tutto il nostro seguito dobbiamo lanciare un messaggio di pace. Può servire ad alimentare la consapevolezza di quanto stia accadendo. Nella speranza che dal male trionfi presto il bene “.
🙏🏻 Viviamo un momento pericoloso e drammatico e noi con tutto il nostro seguito dobbiamo lanciare un messaggio di pace. Può servire ad alimentare la consapevolezza di quanto stia accadendo. Nella speranza che dal male trionfi presto il bene. #StopWar #SvegliamoLaPace pic.twitter.com/rtWZPyPSeL — Official SSC Napoli (@sscnapoli) March 5, 2022
Maglia Maradona Game all’asta
Il messaggio dei giocatori del Napoli contro la guerra è un segnale forte, importante, perché anche lo sport può e deve fare la sua parte. Perché la guerra è qualcosa da ripudiare, sempre e comunque. La SSCN di Aurelio De Laurentiis ha voluto fare qualcosa di concreto per aiutare i profughi ucraini, così ha rinunciato ad indossare la maglia Maradona Game Special Edition rossa che andrà all’asta . I giocatori del Napoli con il Milan, indosseranno la maglia azzurra, mentre il ricavato dell’asta andrà in favore di una onlus che aiuta i profughi che provengono dalla guerra in Ucraina. Il messaggio dei calciatori è stato condiviso anche da De Laurentiis sulla propria bacheca di twitter. Ma per fermare la guerra c’è bisogno del sostegno di tutti, di ogni singola persona che lotta per la pace. C’è bisogno di unirsi, come fatto a Napoli, Roma, Milano, Bologna, ma anche in Francia, Germania, Inghiltterra, Georgia e Repubblica Ceca. C’è bisogno di marciare, tutti insieme per far sentire la propria voce.
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