Bianchi al corriere esalta la stagione eccezionale del Napoli di Sarri e fa una profezia”

«In nessuna altra parte al mondo ho incontrato signorilità, cultura, intelligenza come sotto il Vesuvio»

Bianchi al corriere. Ottavio Bianchi ha portato i partenopei nella storia trentun anni fa, firmando lo storico primo scudetto. Oggi esalta la stagione eccezionale della squadra di Sarri e fa una profezia. «Vedere gli azzurri è un piacere: giocano tutti a memoria».

BERGAMO. In Città Alta, a Bergamo, Ottavio Bianchi ha casa da quarantacinque anni. Tommaso, il figlio, è nato qui; Camilla, la figlia, è nata a Napoli, l’altra città nel cuore dell’uomo che, trentun anni fa, ha portato il primo scudetto sotto il Vesuvio e poi la Coppa Italia e poi la Coppa Uefa. Nessuno, a Napoli, ha vinto tanto quanto lui.

Tutto sul Napoli

BIANCHI AL CORRIERE DELLO SPORT

Chissà se un giorno, a Napoli, una statua o un murale lo dedicheranno anche a Ottavio. «Lo sa che, a casa mia, non ho né una coppa né una maglia né un trofeo? E non vado nemmeno più a vedere le partite, le seguo in tv. Non mi piace l’atmosfera che si respira in certi stadi, detesto gli insulti, gli improperi, le contumelie razziste. Quando allenavo il Napoli e venivamo al Nord, mi chiavamano terrone; quando andavo al Sud e allenavo una squadra del Nord, mi davano del leghista».

OTTAVIO L’ORSO, OTTAVIO IL TACITURNO, OTTAVIO IL BURBERO?

«Per chi non mi conosce, sì, ma io non sono così. E’ vero, a Napoli, quando allenavo ho vissuto completamente isolato ed è stato un sacrificio enorme, ma l’ho scelto io perché, da giocatore, avevo capito quanto bisognasse mantenere sempre il senso della misura per evitare di essere stritolati, sia quando vincevi sia quando perdevi»

SAN GENNARO E IL COMUNICATO.

Una volta, lei ha detto: «A Como dovevo fare l’incendiario, a Napoli il pompiere».  Ricorda: «Nel ‘69, con la riforma del calendario liturgico il Vaticano declassò San Gennaro a santo di serie B. I napoletani insorsero e reagirono con la loro ironia, tappezzando la città di scritte e striscioni: ‘San Gennà, futtetenne’. La mia ammirazione per i napoletani crebbe a dismisura. Tre parole per riassumere una filosofia di vita che ho fatto mia, sopratutto nei momenti critici. Se qualcuno intelligente mi muove critiche serie, fondate, motivate, sono il primo a farle mie. Se, a muoverle, è qualcuno che non è intelligente, non me ne curo. Non ho mai perso un secondo di sonno per il calcio: ci sono cose più importanti».

10 maggio 87: “Alle 17.45 la città è impazzita: dal porto l’urlo delle sirene, caroselli di auto..”

COSA LE HA DATO NAPOLI?

«Napoli mi ha arricchito e mi ha dato moltissimo. Ho nella testa e nel cuore il coro che i 70 mila del San Paolo mi dedicarono. Accadde nel maggio dell‘88, in occasione dell’ultima partita con la Samp, al culmine del periodo in cui c’era chi non mi voleva più in panchina. Si ricorda il famoso comunicato dei giocatori contro di me?».

LA PROFEZIA

«Io sono di parte e la premessa è doverosa. Ma non è per questo che affermo: Napoli, è l’anno buono. E non per la legge statistica dei grandi numeri, ma per i grandi numeri della squadra di Sarri. Non lo conosco, devo dire che è bravissimo E’ un piacere vedere in azione il suo collettivo. Giocano tutti a memoria. Il calcio è una cosa semplice: quando uno ha il palllone e tutti gli altri restano fermi, non vai da nessuna parte; quando uno ha il pallone e gli altri si muovono sapendo ciò che devono fare, è tutta un’altra musica. E’ quella che suona il Napoli.Quest’anno gioca per vincere lo scudetto».

SARRI E L’EUROPA LEAGUE

«Negli ultimi cinque anni il Napoli è arrivato due volte secondo, due volte terzo, una volta quinto. Quando si acquisisce questa continuità di piazzamenti, lo scudetto non diventa più una chimera. Anche se la rivale si chiama Juve, alla quale vanno riconosciuti grandi meriti: è l’unica società italiana di livello europeo, è abituata vincere, ha un organico fortemente competitivo. Ma, oggi,a Napoli, sono cambiate molte cose. L’ambiente è unito, la stessa eliminazione dalla Champions League è stata assorbita bene. Ricordo che, quando perdevamo una partita di troppo, Pesaola faceva  finta di dare le dimissioni così noi lo invitavamo a ritirarle. Nel settembre dell’86, quando Diego sbagliò il rigore decisivo e il Tolosa ci eliminò nel primo turno di Coppa Uefa, le critiche furono talmente aspre che, rientrato a Napoli, dissi alla mia famiglia: tornate a Bergamo.Adesso c’è il Lipsia e si discute tanto se Sarri debba trascurare l’Europa League».

 

 

CONSIGLIATI PER TE