Juan Jesus riapre il caso Acerbi: la ferita del razzismo nel suo passato
La Gazzetta svela il motivo per cui Juan Jesus ha deciso di riaprire il caso dopo le smentite di Acerbi: un episodio di razzismo subito in passato che ha riacceso la sua battaglia
La Gazzetta svela il motivo per cui Juan Jesus ha deciso di riaprire il caso dopo le smentite di Acerbi: un episodio di razzismo subito in passato che ha riacceso la sua battaglia contro ogni discriminazione.
CALCIO NAPOLI – Juan Jesus non si arrende e rilancia nella sua battaglia contro il razzismo . Secondo la Gazzetta dello Sport, dietro la decisione del difensore del Napoli di riaprire il caso sulle presunte offese razziste di Francesco Acerbi durante Inter-Napoli, ci sarebbe una ferita ancora aperta del suo passato.
Nel 2012, in un’amichevole Argentina-Brasile negli USA, Juan Jesus fu vittima di un episodio di razzismo che lo lasciò profondamente segnato. Lo “smarrimento” di allora si sarebbe trasformato nella “rabbia e orgoglio” sfogati domenica contro Acerbi.
Un forte senso di giustizia
La Gazzetta delinea il ritratto di un uomo “sensibile e intelligente”, con un forte senso di giustizia e determinato a non “chinare la testa” di fronte ad alcuna discriminazione, come ebbe a scrivere sui social anni fa.
Le smentite di Acerbi riaprono la ferita
Inizialmente Juan Jesus sembrava aver accettato le scuse di Acerbi, considerando il caso chiuso. Ma le successive smentite del difensore nerazzurro avrebbero riaperto una ferita mai rimarginata, spingendo il brasiliano a ribattere con “orgoglio” per il suo diritto a non subire offese discriminatorie.
Per Juan Jesus si tratta di una battaglia personale ma anche di un principio più ampio, come spiegò in passato: “Quello che faccio non è solo per me, ma per tutti quelli che subiscono insulti per il colore della pelle”.
L’attesa per la decisione della Procura Ora si attende la decisione della Procura Federale sul provvedimento da adottare nei confronti di Acerbi. Ma al di là delle eventuali sanzioni, il caso Juan Jesus appare emblematico di come il razzismo possa lasciare ferite profonde, difficili da rimarginare anche per chi ha raggiunto il successo e la fama.
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