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Italvolt, sceglie il Piemonte, la Campania perde 4 miliardi e 19 mila posti di lavoro

Italvolt, va in Piemonte. La Campania perde 19 mila posti di lavoro. 8 mesi di trattative andate in fumo. Vince il nord

Le batterie green di Italvolt si faranno in Piemonte. L’azienda sceglie il nord dopo otto messi di trattative con la Campania.

Italvolt sceglie il Nord per il nuovo mega stabilimento italiano  per la produzione di batterie Green. Erano in corsa anche Campania e Calabria.

Il Nord ancora una volta prevale sul meridione. Il Mezzogiorno paga il prezzo delle sue inefficienze e dei suoi ritardi.

La più grande fabbrica di batterie green, scrive il Corriere del Mezzogiorno, guidata dall’imprenditore svedese Lars Carlstrom, già azionista di riferimento della Britishvolt, scommette infatti sul Piemonte nella gara con le due regioni meridionali (a Teverola, peraltro, è già prevista la nascita di un polo specifico che fa capo a Seri Industrial).

È l’ex Olivetti di Scarmagno, nel torinese, la nuova sede del colosso, dove sorgerà un polo industriale che anticipa la transizione ecologica alla quale sta lavorando il ministro Cingolani, interamente dedicato alla produzione e allo stoccaggio di batterie agli ioni di litio per le auto elettriche.

Saranno investiti 4 miliardi, quando entrerà in funzione, entro la primavera 2024, lo stabilimento darà lavoro a 4 mila persone, con un indotto fino a 15 mila. La delusione dei meridionali è legittima.

Ma è doveroso capire perché Calabria e soprattutto Campania si siano fatte sfuggire sotto il naso un’occasione di sviluppo di tale portata.

Le trattative

L’azienda ha discusso con le istituzioni locali e nazionali per 8 lunghi mesi. La decisione, spiegata laconicamente dall’azienda come conseguenza della collocazione geografica particolarmente favorevole del Piemonte, in quanto la vasta area industriale dismessa prescelta può sfruttare la facilità dei collegamenti stradali, autostradali e ferroviari e vantare un solido legame con il tessuto produttivo della prima regione italiana per produzione automotive.

Il gap Alle latitudini meridionali, purtroppo, le infrastrutture fisiche e digitali non sono sufficientemente competitive, la presenza di un forte presidio industriale nel settore automobilistico non basta a giustificare una scelta di ubicazione diversa.

Mezzogiorno svantaggiato

E intanto sul fronte Sud ci si crogiola dietro fiumi di parole, impegni, promesse. Perdendo puntualmente tutte le sfide che davvero contano. Appena due giorni fa la Commissione europea ha avallato la riduzione del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese che operano nel Mezzogiorno per tutto il 2021.

Ma come vai a spiegare agli investitori internazionali che l’Inps tarda nel dare concreta mente seguito in tempi brevi a quanto approvato con la legge di Bilancio?

Il presidente Draghi, giustamente, nelle parole che ha centellinato per il Sud ha detto chiaro e tondo che al primo posto c’è la necessità di sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali, essenziali per generare reddito e creare lavoro.

Come si fa, senza prima riuscire a rendere il Mezzogiorno concorrenziale con le altre aree, nella sfida globale che oggi ci impone di giocar e a tutto campo?

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