Carrera: “Conte? Juventino, con lui si vincerebbe subito”
Massimo Carrera analizza il momento della Juventus e più in generale del calcio italiano, soffermandosi anche su Nazionale, Conte e Spalletti. L’ex bianconero, intervistato da ChiamarsiBomber.com, ha offerto una lettura lucida delle difficoltà vissute negli ultimi anni dal club torinese.
«Non essendoci più dentro non so cosa sia successo però penso che è mancata programmazione dopo gli addii dei vari Buffon, Chiellini, ecc. Hanno cercato di rimpiazzare subito quei giocatori, senza avere pazienza, è mancato scouting, anche di giocatori sconosciuti ma forti. Tutti vorrebbero vincere subito ma serve prima ricostruire», spiega Carrera.
E aggiunge: «Sicuramente possono aver influito anche le dipartite di Agnelli e Nedved, che erano grandi tifosi e quindi si è perso quel DNA Juve».
Spalletti e la continuità
Sull’attuale commissario tecnico, Carrera è chiaro: «In questo momento sta dimostrando facendo un buon lavoro. Se la società ha fiducia in Spalletti è giusto riconfermarlo la prossima stagione al di là della Champions».
Fondamentale, però, il supporto della società: «La dirigenza dovrà essere brava a prendergli giocatori funzionali al suo gioco. Cambiare di nuovo l’allenatore significherebbe ricominciare da zero».
Conte e il mancato ritorno
Carrera si sofferma anche su Antonio Conte e sulle voci ricorrenti: «Ogni anno viene accostato alle sue ex: la scorsa estate alla Juve, ora alla Nazionale. Quando lo sento non parliamo mai di queste cose».
E chiarisce: «Lui è tifoso juventino e sicuramente con lui si potrebbe tornare a vincere subito. Lo dice la sua storia che è un vincente. Però penso che abbia sposato il progetto Napoli».
Sulle voci legate alla Nazionale: «Non si è autocandidato, ha detto che se fosse il presidente della FIGC un pensiero su di lui lo farebbe, come su Spalletti, Allegri e altri. Non ha detto che vuole andare in Nazionale».
Il tema umiltà e il caso Dimarco
Infine, un passaggio sull’Italia: «Non lo so, sicuramente l’esultanza di Dimarco non è stato un bel gesto. Nel calcio nulla è scontato, se non scendi in campo con la giusta determinazione e cattiveria rischi brutte figure».
Carrera conclude: «Non conosco i giocatori ma non credo sia mancata umiltà. Sicuramente l’esultanza di Dimarco mi ha lasciato un po’ di stucco perché ha mandato il messaggio che noi temevamo una squadra piuttosto che un’altra».
