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Agnelli rivendica la Superlega: “Ho cercato per anni di cambiare le competizioni”

Andrea Agnelli presidente della Juventus continua a portare avanti il progetto Superlega

La Superlega resta un obiettivo di Andrea Agnelli e la Juventus. Il presidente dei bianconeri non fa un passo indietro. Nonostante la Uefa sia pronta a squalifica Juventus, Real Madrid e Barcellona, Agnelli è determinato a portare avanti il progetto insieme agli altri due club. Alla conferenza stampa di saluto di Fabio Paratici, silurato sul caso Suarez solo qualche settimana fa, Agnelli è tornato a parlare di Superlega.

Secondo il presidente della Juve la “Superlega non è mai stato un colpo di stato ma un grido d’allarme“. Attacco diretto anche alla Uefa che ha pronta la squalifica perla Juve: “La condizione principale che questo progetto portava è che da subito i club han cercato collaborazione con l’Uefa, trovando opposizione da parte di essa. Queste dichiarazioni arroganti hanno esercitato indebite pressioni in alcuni. Conoscendo l’Uefa, so che non tutti la pensano così“.

Agnelli: “Juve, Barcellona e Real Madrid vogliono riforma competizioni”

I grandi club hanno creato il calcio dei debiti. Quello fatto di stipendi ai calciatori insostenibili, cartellino strapagati, plusvalenze assurde e commissioni milionarie agli agenti per assicurarsi questo o quel calciatore. Una sorta di doping finanziario che sta incidendo moltissimo sul futuro del calcio, portandolo al collasso.

Secondo Agnelli una riforma delle competizioni è e necessaria e la Superlega ha questo obiettivo. “I segnali di crisi erano evidenti già prima del Covid” ha detto il presidente della Juve che ha aggiunto: “Ho provato a cambiare le competizioni da dentro e quella Eca-Uefa del 2019 era un’ottima proposta già, e fu sostenuto da club di Subdivision 2, 3 e 4“. Ora “Real Madrid, Barcellona e Juve sono determinate a portare avanti il discorso di riforma delle competizioni” ha detto Agnelli. Una riforma che con la Superlega prevedeva un numero ristretto di partecipanti, in cui si entrava non per meriti sportivi conquistati sul campo, ma su invito.

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