Libano, due militari israeliani uccisi e 4 feriti per l’esplosione di un ordigno a Majdal Zoun. Proseguono i colloqui a Roma

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IPA87251991 – SOUTHERN LEBANON – AUGUST 5, 2026: The Israel Defense Forces (IDF) announced that troops from the 401st Brigade, operating under the 91st Division, have completed an eight-month mission in southern Lebanon. According to the IDF, the brigade conducted defensive operations along the Israel-Lebanon border and in the security zone, dismantling more than 1,200 Hezbollah infrastructure sites, including underground tunnels extending hundreds of meters in total with the support of Yahalom combat engineering troops. The IDF said forces also located more than 600 weapons and killed more than 60 Hezbollah fighters during the deployment. Brigade Commander Col. Yoav Schneider said the mission was aimed at preventing threats to Israeli civilians and paid tribute to soldiers killed during the operation, saying the brigade remained committed to completing its objectives despite the losses.//SIPA_sipa.17444/Credit:IDF/GPO/SIPA/2608051204

ROMA (ITALPRESS) – Due riservisti dell’esercito israeliano sono rimasti uccisi e quattro gravemente feriti in seguito all’esplosione di un ordigno nella città di Majdal Zoun, nel sud del Libano, avvenuta ieri. Lo hanno annunciato questa mattina le Forze di difesa israeliane (Idf). L’attacco che ha provocato vittime tra le Idf ha spinto l’esercito a riprendere le operazioni militari contro Hezbollah mercoledì, mentre i colloqui a Roma per l’estensione della tregua tra i due Paesi sembravano in fase di stallo.

Secondo un’indagine preliminare delle Idf, intorno a mezzogiorno di ieri, i soldati della brigata di riserva sono entrati in un edificio a Majdal Zoun, durante le operazioni di demolizione delle infrastrutture di Hezbollah. Mentre entravano nell’edificio, si è verificata un’esplosione che ha causato morti e feriti.

L’annuncio è giunto dopo che le Idf hanno colpito obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale ieri, in seguito all’esplosione, definita una “flagrante violazione” del fragile cessate il fuoco. Poco prima di lanciare gli “attacchi mirati” – i primi dal prima agosto – le Idf hanno emesso il primo avviso di evacuazione per un’area del Libano meridionale da settimane, invitando gli abitanti di Mansouri – località a circa 10 chilometri dal confine con Israele – ad allontanarsi di almeno un chilometro a nord del villaggio. Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che una persona è rimasta uccisa e altre dodici ferite nell’attacco, che ha colpito Tebnine, a circa 25 chilometri da Mansouri.

PROSEGUONO COLLOQUI, MEDIA “RUOLO USA PER ARGINARE ESCALATION”

Terza e ultima giornata di negoziati a Roma, dopo l’esplosione di un ordigno nel sud del Libano che ha provocato la morte di due soldati israeliani e il successivo raid di Tel Aviv nel sud del Paese arabo di ieri. Secondo quanto riporta l’emittente israeliana Channel 12, dietro le quinte Washington avrebbe lavorato nelle ultime 24 ore per arginare l’escalation, temendo che l’incidente potesse compromettere lo slancio diplomatico. Secondo quanto appreso da Channel 12, le Forze di difesa israeliane (Idf) stanno indagando per stabilire se la bomba sia stata piazzata nella casa prima o dopo la dichiarazione del cessate il fuoco. L’esercito afferma che durante il cessate il fuoco, gli abitanti sono tornati nel villaggio di Al-Mansouri, vicino a Majdal Zun. L’ipotesi al vaglio è che un terrorista sia arrivato approfittando del ritorno degli abitanti e abbia piazzato la bomba.

Sul fronte diplomatico, il quotidiano libanese Nidaa Al-Watan riferisce che gli Stati Uniti “sono riusciti a limitare la reazione israeliana e a impedire che la situazione sul campo compromettesse i progressi al tavolo dei negoziati. Il decisivo intervento americano ha salvato il terzo giorno di colloqui”. Una fonte ufficiale libanese ha dichiarato al giornale: “Lo Stato libanese ha cercato di arginare le tensioni nel Libano meridionale attraverso una serie di contatti diplomatici e di sicurezza”. Tuttavia, ha affermato che “la mancanza di cooperazione di Hezbollah, da un lato, e l’insistenza di Israele nell’attaccare qualsiasi minaccia, dall’altro, stanno spingendo la situazione verso una possibile escalation”. La fonte ha sottolineato che “tutte le opzioni sono aperte e pertanto il Paese sta cercando di adottare tutte le misure necessarie per fermare l’escalation e tornare ai negoziati, sotto la pressione americana per risolvere la questione pacificamente e nel rispetto delle richieste del Libano, sottolineando al contempo la necessità di non sprecare questa opportunità”.

Dopo due giorni di colloqui a Roma presso l’ambasciata degli Stati Uniti, il fulcro della controversia è l’organismo che supervisionerà e verificherà l’attuazione sul campo degli accordi, secondo Channel 12. Israele, prosegue l’emittente, chiede di condurre direttamente la verifica, il Libano si oppone e chiede che siano gli Stati Uniti a guidare il meccanismo, ma Washington non sarebbe interessata. La Francia, sempre secondo il media israeliano, si sarebbe offerta di presiedere il meccanismo di verifica, ma gli Stati Uniti si opporrebbero “per mancanza di fiducia” nella loro politica nei confronti del Libano. Anche la Spagna sarebbe stata esclusa a causa “delle sue recenti posizioni” nei confronti del Paese, conclude Channel 12. Secondo il quotidiano Nidaa Al-Watan, “l’Italia si sta affermando come la principale candidata a guidare il meccanismo di verifica, in parte grazie alle sue buone relazioni con Israele, Libano e Stati Uniti, e in parte perché ospita i colloqui a Roma”. Gli Stati Uniti avrebbero espresso comprensione per la proposta del Libano di ampliare le zone pilota, ma secondo fonti americane sarebbero riluttanti a istituire vaste aree in questa fase, sostenendo che ciò richiede meccanismi di attuazione dettagliati che non sono ancora stati formulati.

Secondo le indiscrezioni, Israele non avrebbe ancora risposto alla proposta del Libano di definire Bint Jbeil e Al-Khaimah come aree pilota e la questione sarebbe tuttora oggetto di negoziati mediati dagli Stati Uniti. Inoltre, la delegazione libanese chiederebbe un’estensione del cessate il fuoco da otto settimane a 60 giorni, per consentire l’attuazione degli accordi e delle attività sul campo. La questione dei detenuti dovrebbe essere al centro della giornata odierna dei colloqui. Secondo quanto riportato, il Libano chiede il rilascio di cittadini libanesi nell’ambito di un accordo che preveda anche la liberazione di quattro prigionieri siriani detenuti da Israele.

IDF CONDANNANO TENTATIVO DI ENTRARE IN LIBANO DI 15 CIVILI

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno condannato un episodio avvenuto ieri, in cui 15 civili israeliani avrebbero danneggiato la recinzione di confine tra Israele e Libano e sarebbero entrati in Libano. L’esercito israeliano ha dichiarato che le forze di difesa e la polizia di frontiera israeliana sono state inviate nella zona e che i sospetti sono stati consegnati alla polizia israeliana. Le Idf hanno condannato il fenomeno degli israeliani che attraversano il confine con il Libano, il quale “disturba l’attività operativa dei soldati nella zona e li mette in pericolo” e “costituisce un reato penale”.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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FONTE ITALPRESS

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