Ancora: «Napoli, gli infortuni non dipendono da me. Conte? Metodo vincente»
NAPOLI – Lecce non è lontana, ma il cuore resta azzurro. Tiberio Ancora continua a tifare Napoli, anche se dall’estate scorsa non fa più parte dello staff di Antonio Conte. In un’intervista a Bruno Majorano su Il Mattino, l’ex personal trainer azzurro ripercorre il suo addio e risponde alle polemiche sugli infortuni che stanno condizionando la stagione.
«Ma non è certo perché sono andato via io», precisa subito Ancora. Vent’anni al fianco di Conte, un ruolo centrale nello staff tecnico, la specializzazione in allenamento funzionale ed educazione alimentare. «Se un giocatore usciva fuori dai miei parametri, si accendeva una spia e lo segnalavo immediatamente a medico, preparatore e allenatore. Però ci si può far male anche quando sei perfettamente in linea».
Il metodo Conte
Nell’intervista a Il Mattino, Ancora difende la preparazione del Napoli: «Escludo sia un problema di preparazione. Ho lavorato per 20 anni con Costantino Coratti, è il mago della condizione del calciatore».
Un dato però lo fa riflettere: «In 20 anni con Conte, gli unici due anni in cui non sono stato – all’Inter e quest’anno al Napoli – sono successe le stesse cose. Ma non è detto che con me sarebbe andata diversamente. L’anno scorso siamo stati la terza squadra di Serie A con meno infortunati».
Lo scudetto e l’addio
Ancora è stato uno dei protagonisti del quarto scudetto azzurro. «Una cosa incredibile, mai vista. Mi vengono ancora i brividi. A Napoli non vedi solo la festa, ma il senso di appartenenza di un popolo».
Poi la scelta di vita: nell’estate 2025 ha deciso di lasciare il club. «Mi sono reso conto che non potevo più restare. La società è stata impeccabile, avevo un ottimo rapporto con De Laurentiis. Ma avevo notato alcune cose che non mi piacevano e ho preferito mettermi da parte».
Gli aneddoti
Nel racconto a Bruno Majorano su Il Mattino, emergono anche curiosità di spessore internazionale. Hazard, ai tempi del Chelsea, ritrovò continuità proprio grazie al suo lavoro. «Mi disse al Real: non so come tornare come stavo con te».
E Cristiano Ronaldo? «Durante una tournée negli States voleva che diventassi il suo personal trainer. Ma il club non mi diede la possibilità».
Oggi Ancora è tornato a tempo pieno nel suo studio a Lecce. Ma il Napoli resta una parte indelebile del suo percorso. E il messaggio è chiaro: gli infortuni non sono figli di un addio, ma di dinamiche che nel calcio possono sempre accadere.
