Rapina a Napoli: il sospetto legame con i basisti e il caso di Roma 2022

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Rapina a Napoli: Indagini e Analoghe Operazioni Criminose

Napoli, 20 aprile 2026 – Gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri e della Procura di Napoli sono al lavoro per ricostruire i dettagli di una rapina avvenuta giovedì scorso ai danni della banca Credit Agricole situata in piazza Medaglie d’Oro. La modalità operativa utilizzata dai malviventi ha attirato l’attenzione delle autorità, che stanno confrontando questo evento con altri colpi simili, specialmente quello verificatosi a Roma nel 2022.

Il Colpo di Roma del 2022 e le Somiglianze

Il caso che ora occupa i pensieri degli inquirenti, tra cui il pm Federica D’Amodio e il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, richiama alla memoria un tentativo di rapina messo a segno dalla cosiddetta “banda del buco” nel mese di agosto 2022. In quell’occasione, un tunnel scavato dai criminali per accedere a una banca si è trasformato in un dramma, quando il cedimento del suolo ha intrappolato un rapinatore. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per otto ore per liberarlo. Sebbene il procedimento giudiziario romano si sia concluso con l’assoluzione di due indagati napoletani, le somiglianze tra i due eventi stanno ora suscitando l’interesse degli investigatori. Si sta cercando di stabilire se gli autori dell’intimidatoria azione di Napoli possano essere gli stessi o una ramificazione di un’organizzazione criminale evoluta.


Per investigare ulteriormente sulla dinamica del crimine, i Carabinieri hanno coinvolto il geologo Gianluca Minin, esperto del sottosuolo di Napoli. Minin, come ausiliario di polizia giudiziaria, ha analizzato il tunnel utilizzato dai rapinatori, riuscendo così a delineare il percorso sotterraneo che ha consentito loro di bypassare i sistemi di sicurezza e accedere al caveau della banca.

Un elemento cruciale nella ricostruzione della rapina è un filmato delle telecamere di sorveglianza. In queste immagini, un membro della banda è visibile mentre usa un bastone per bloccare la porta d’ingresso della filiale. La naturalezza del suo gesto suggerisce che avesse informazioni dettagliate sulla struttura della banca e sul modo in cui operare per evitare allarmi e complicazioni. Tale dettaglio avvalora l’ipotesi che un “basista” fosse coinvolto, qualcuno che ha fornito supporto e informazioni essenziali al gruppo di rapinatori.

Il Giallo del Bottino

Un ulteriore aspetto che grida chiarezza è il bottino della rapina. Al momento, è difficile quantificare il valore dei beni rubati ai clienti, e non è chiaro se i ladri abbiano puntato a cassette di sicurezza specifiche o se abbiano agito in modo indiscriminato, portando via tutto ciò che trovavano. Questo crea ulteriori quesiti per gli inquirenti, che in queste ore stanno analizzando le informazioni disponibili.


La Procura di Napoli sta mantenendo la massima riservatezza, consapevole della gravità della situazione. Le modalità chirurgiche con cui è stata portata a termine l’azione indicano un’organizzazione criminale ben strutturata, capace di orchestrare operazioni non solo nel sottosuolo, ma anche all’interno delle dinamiche sociali, sfruttando complicità interne. Questa osservazione porta a considerare che il raid possa avere radici più profonde, legate a un panorama criminale difficile da afferrare.

Le prossime ore saranno decisive per incrociare i rilievi tecnici del geologo Minin con i dati delle telecomunicazioni e le immagini acquisite. È cruciale capire se esistano connessioni dirette tra il crimine attuale e quello di Roma, per chiudere il cerchio su una rete che potrebbe estendersi ben oltre il territorio regionale.

Le indagini sono in corso, con molteplici piste da seguire, e la speranza è quella di giungere a una risoluzione rapida e efficace per garantire la sicurezza dei cittadini e la giustizia per le vittime.

Fonti: Carabinieri, Procura della Repubblica di Napoli.

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