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Platini: “Maradona il più grande, gli avrei dato la 10. Mi volevano a Napoli con Diego”

Michel Platini ricorda Maradona. L’ex fuoriclasse della Juventus parla del Pibe de oro e racconta alcuni retroscena.

Maradona e Platini, amici-nemici, rivali sul campo, diversi fuori. Il francese schivo e introverso, el pibe vulcanico come la città che lo ha adottato. La morte di Maradona ha segnato la nascita della leggenda. Il numero 10 ormai è di Maradona nei secoli dei secoli.
Il rivale degli anni d’oro del calcio italiano, Michel Platini ha regalato il suo personale ricordo di Diego Armando Maradona. Ai microfoni del quotidiano La Repubblica, l’ex stella della Juventus parla di Maradona, regalando anche qualche inedito retroscena. Ecco le parole di Platini su Maaradona:

PLATINI E MARADONA AMICI O NEMICI?

“Non siamo mai stati nemici, ma venivamo da esperienze, famiglie, paesi, passioni diverse. La nostra educazione, la nostra crescita è andata per strade che non si incrociavano. Lui veniva dall’Argentina dove il pallone è antico, ancestrale, viscerale, un modo di vivere del popolo. Prende la testa, il cuore, i polmoni. Lì il calcio è primordiale, è un graffito delle caverne, è un tatuaggio sulla pelle. Si fa vedere e sentire. Un’identità forte, un sentimento nazionale, è come la tua mamma. Io sono nato in Francia, dove la gente se ne fregava del pallone, e non credeva che quello del calciatore potesse essere un lavoro. Quand’è che mi sarei dedicato ad una cosa più seria?”.

LA MAGLIA NUMERO 10

” Forse l’avrei data a lui, gliel’avrei lasciata. Io ne avrei presa un’altra, magari la 20, che vale il doppio…”

SI DICE CHE L’AVVOCATO SOGNASSE UNA JUVE CON PLATINI E MARADONA ASSIEME.

“Ah, questo non lo so… So però che Dal Cin aveva provato a portarmi al Napoli”.

GLI HA INVIDIATO QUALCOSA?

Che brutta parola invidiare. Cosa posso dire? Diego aveva tutto. Tutti i mezzi tecnici per essere un campione. Il piede sinistro era favoloso. E una rapidità che io purtroppo non ho mai avuto. Non diventi Maradona se non nasci con questi mezzi. Però lui era più un attaccante, una seconda punta, io molto più centrocampista.

PLATINI ELEGANTE, MARADONA SCUGNIZZO.

Diego è stato eccessivo ma raramente ha sbagliato gioco. In campo è stato magico e magnifico, sul resto della sua vita non mi permetto di entrare. Molto più dei caratteri, contano le origini diverse. In Argentina il calcio è una rabbia di tutti, vive di rimandi, è un album dove trovi sempre una figura che ti appartiene. In Francia quando giocavo da ragazzo mi dicevano: se piace a te. Non ero uno di loro, ma solo uno che inseguiva il suo gioco preferito. Da noi non c’era la dimensione collettiva che invece a Diego non è mai mancata. Noi non siamo fatti solo di stile, ma di quello che ci portiamo dentro. La mia generazione ha riacceso la fiamma del calcio francese che fin lì quanto a risultati era stato un disastro”.

LEI AL NORD A TORINO, DIEGO AL SUD A NAPOLI.

“Mai avrei vissuto come lui, con cento persone sempre addosso, a pranzo e a cena, non ce l’avrei fatta. E a lui la mia vita discreta sarebbe sembrata troppo vuota. Quando io sono arrivato a Torino la Juve era a quota 20 scudetti, quando lui è arrivato a Napoli, la squadra era a 0. La geografia dei risultati conta. Lui non solo ha vinto, ma è stato un aggregatore, è riuscito a far capire che bisognava far crescere la società, così sono arrivati Careca e Alemao”.

ERAVATE I RE DELLE PUNIZIONI.

Tecniche diverse però, lui più simile a Zico. Il suo tiro si alzava molto e poi scendeva, invece il mio aveva una traiettoria più a giro, più bassa, e cadeva a foglia morta. Noi in Francia amiamo molto les feuilles mortes”.

GLI HA INVIDIATO IL SINISTRO?

Il piede sinistro era favoloso. Diego aveva una rapidità che io purtroppo non ho mai avuto. Non diventi Maradona se non nasci con questi mezzi. Eravamo diversi”.

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