Nicola Gratteri: 30 anni in scorta, mai un gelato con i miei figli.
La vita di Nicola Gratteri sotto scorta
Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, ha recentemente condiviso la sua esperienza di vita sotto scorta nel corso della trasmissione “E’ sempre Cartabianca”. In questo contesto, ha messo in evidenza le sfide quotidiane che affronta e il sacrificio personale che comporta il suo lavoro contro la mafia. La sua dedizione e resilienza sono tratti distintivi di una carriera che ha visto Gratteri combattere senza sosta contro la criminalità organizzata in Italia.
Da oltre 30 anni sotto scorta, Gratteri vive a Napoli mentre la sua famiglia si trova lontana: sua moglie è rimasta in Calabria, mentre i suoi figli si sono trasferiti al Nord. Questo distacco dai suoi affetti più cari è una delle conseguenze più dure del suo impegno nella lotta alla mafia. La vita quotidiana di Gratteri è segnata da minacce costanti e intimidazioni che non coinvolgono solo lui, ma anche i suoi cari, limitando la sua libertà di partecipare ad attività comuni.
Minacce e intimidazioni: una vita in pericolo
Nel suo racconto, Gratteri ha svelato una serie di eventi drammatici che hanno caratterizzato la sua vita. “Dall’89 è stato un crescendo. Hanno iniziato sparando a casa della mia fidanzata, ora moglie, avvertendola che ‘stava sposando un uomo morto’”, ha dichiarato. Lo scopo di queste minacce era chiaro: cercare di isolare sia lui che la sua famiglia. Con il passare degli anni, le intercettazioni hanno rivelato piani per la sua eliminazione, sfociando in incontri dove si discuteva esplicitamente della sua morte. Anche i suoi figli non sono stati risparmiati da simili minacce; uno è stato vittima di un tentativo di sequestro, e per l’altro è stato simulato un incidente.
“Quando erano piccoli, stavo in una caserma a Reggio Calabria, e quando tornavo dopo una settimana non mi riconoscevano, piangevano. Non sono mai andato alle loro recite, raccontavo loro di essere presente. Ci sono stati periodi di tensione perché i ragazzini non capivano. Non ho mai accompagnato i miei figli a prendere un gelato”, ha aggiunto Gratteri, rivelando il prezzo personale pagato in nome del dovere.
Gratteri descrive una vita in cui ogni relazione e ogni momento di quotidianità è influenzato dalla paura e dalla minaccia. Nonostante tutto, la sua determinazione non è mai venuta meno. “Queste cose si sopportano solo se sei convinto che quello che fai serve”, ha osservato. La sua missione include il contatto diretto con le persone colpite dalla mafia, ascoltando le loro storie e incoraggiandole a denunciare.
Una delle esperienze più toccanti che ha condiviso riguarda un caso in cui un’anziana signora di Vibo Valentia era stata vittima di estorsioni. “Un mafiosetto le rubava la pecora, la capra e l’agnello, e non veniva ascoltata nemmeno dal maresciallo del paese. Quando lo abbiamo arrestato, è tornata da me con un sorriso. Quel cambiamento nella sua vita ripaga di tutto”, ha detto Gratteri, parlando della gratificazione che deriva dal suo lavoro.
Il sostegno di Gratteri alla giustizia e alla comunità
La testimonianza di Gratteri rappresenta non solo la battaglia personale contro la mafia, ma anche un invito a riflettere sulla necessità di supportare le vittime e i Testimoni di giustizia. Gli individui che si oppongono alle ingiustizie e alle intimidazioni devono sapere di non essere soli. Gratteri lavora instancabilmente per creare un ambiente in cui ogni voce possa essere ascoltata e ogni storia possa essere raccontata.
Molti cittadini soffrono in silenzio a causa delle vessazioni mafiose. Il suo impegno è chiaro: non solo combattere la mafia, ma anche recuperare un senso di comunità e giustizia. “Gente che subisce estorsioni, vessazioni, che nessuno ascolta, si convincono e denunciano. Questa è la scommessa e la sfida più grande: dare loro voce”, ha affermato.
La vita di Nicola Gratteri è la dimostrazione di quanto possa essere alto il costo di un impegno in prima linea contro le mafie. In un Paese ancora in cui il crimine organizzato è presente, la sfida di Gratteri è un faro di speranza e uno sprone per tutti noi. La sua dedizione ci invita a riflettere sull’importanza del coraggio, della giustizia e della solidarietà nella lotta contro l’ingiustizia.
Fonte: ANSA – Corriere della Sera
Non perderti tutte le news su Napoli+
