Chiarello: «Conte ha ragione sul mercato, ma sbaglia sui soldi»
Il Napoli è dentro una stagione che vive di contraddizioni, e Umberto Chiariello non le aggira. Nel suo consueto editoriale a Radio CRC, il giornalista entra a gamba tesa sul momento azzurro, partendo dalle parole di Antonio Conte sul mercato di gennaio e sul contesto economico del calcio italiano.
Secondo Chiariello, Conte centra il punto quando denuncia l’assurdità di un sistema in cui «l’unica società d’Italia con centinaia di milioni in cassa non può fare mercato», mentre altri club continuano a spendere accumulando debiti. Una situazione che, per il commentatore, è figlia di parametri economici stabiliti anni fa e applicati oggi «male e tardi», ma che restano comunque vincolanti.
L’accordo però si ferma qui. Chiariello critica duramente la comunicazione dell’allenatore azzurro quando parla di passione e disinteresse economico. «Se sei l’allenatore più pagato d’Italia, con uno staff che costa cifre enormi, dire che i soldi non contano non rende il discorso credibile», sottolinea. Frasi che, a suo giudizio, diventano cadute di stile e allontanano dalla realtà.
Il giornalista propone un esempio opposto: quello di Virgil van Dijk, unico – secondo Chiariello – ad aver detto apertamente di essere disposto ad abbassarsi lo stipendio per giocare di meno. «Tutti protestano, calciatori e allenatori, ma nessuno rinuncia a un euro», aggiunge, allargando il discorso al ruolo dei procuratori e a una FIFA incapace di porre argini reali.
Nel mirino finisce anche il sistema dei cosiddetti parametri zero, definiti una finzione: operazioni che formalmente non prevedono cartellini ma che in realtà muovono milioni in commissioni. «È successo anche a Napoli», ricorda Chiariello, denunciando un calcio in cui Infantino e Ceferin «fanno gli impresari invece che i garanti delle istituzioni».
Calendari congestionati, competizioni inventate, campionati mai ridotti e sindacati silenti completano il quadro di un sistema che, secondo l’editorialista, scarica tutto su allenatori e giocatori, salvo poi stupirsi di fronte a infortuni, cali fisici e stagioni ingestibili.
Il Napoli, in mezzo a questo scenario, resta il simbolo di un paradosso: solido nei conti, limitato nelle scelte, e costretto a convivere con un calcio che – parole di Chiariello – «ha perso il senso delle proporzioni».
