Bianchi: «Il calcio italiano è deficitario. Senza vivai forti non si va lontano»
NAPOLI – Un’analisi lucida, severa e senza sconti sullo stato di salute del calcio italiano. Ottavio Bianchi, ex allenatore del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Stile TV, nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra”, affrontando i temi legati al movimento calcistico nazionale, alla formazione dei giovani e al percorso europeo del Napoli.
Secondo Bianchi, il problema è strutturale e parte dall’alto. «I migliori giocatori oggi giocano nei migliori campionati – ha spiegato – e in questo momento l’Italia è quinta, se va bene. Quando allenavo io, i migliori al mondo erano in Italia e questo trascinava tutto il movimento». Un confronto netto con il passato, che evidenzia un declino non solo tecnico ma anche culturale.
Al centro del discorso il tema dei vivai, un tempo pilastro del sistema. «Il settore giovanile era determinante perché non c’erano tutti questi stranieri. Oggi molte squadre italiane non hanno neanche un italiano in campo. Se lo straniero è bravo va benissimo, ma poi non possiamo pretendere che la Nazionale vinca». Da qui la necessità, secondo Bianchi, di investire in scuole calcio e in una progettualità che valorizzi la tradizione locale.
Il paragone con l’estero è inevitabile. «Il movimento più interessante da anni è quello spagnolo – ha sottolineato l’ex tecnico del Napoli a Stile TV – basta guardare i settori giovanili. Se un ragazzo è bravo, a 18 anni gioca nel Barcellona o nel Real Madrid. Da noi, invece, spesso non li facciamo giocare neanche in Serie B». Per Bianchi, i giovani devono avere la possibilità di scendere in campo, sbagliare e crescere: «Altrimenti il movimento resta deficitario».
Un passaggio duro è dedicato anche al Napoli in Europa. «Una squadra come il Napoli non può uscire al primo turno di Champions League. È grave per un club che deve stare tra le prime d’Europa». Le attenuanti, però, non mancano: «Gli infortuni hanno inciso, ma ci sono stagioni in cui succede. Fa parte del calcio».
Bianchi ha poi ricordato come il ruolo dell’allenatore sia cambiato nel tempo. «Quando facevo l’allenatore ascoltavo tutti, ma decidevo con la mia testa. Oggi ci sono molte più figure: procuratori, intermediari, dinamiche che prima non esistevano». Un calcio profondamente diverso rispetto a quello della sua epoca, anche a livello gestionale.
Non manca un pensiero su Corrado Ferlaino, storico presidente del Napoli: «È stato un grandissimo presidente per quel periodo», ha detto Bianchi, riconoscendo il valore di una gestione che ha segnato un’epoca.
Guardando al presente, però, l’ex tecnico non chiude la porta alla speranza. «In questo campionato è ancora tutto possibile. Ci sono tanti punti in palio, gli infortunati torneranno e poi vedremo. Non tutti i giocatori sono uguali e l’assenza di uno o dell’altro pesa». Il calcio, conclude Bianchi, resta uno sport imprevedibile: «Ed è proprio questo il suo bello».
