Ben Gvir indagato per tortura, attacca l’Italia: “Terroristi e bugiardi, Paese delle ciabatte”.

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Ben Gvir Indagato per Tortura e Sequestro: La Reazione del Ministro della Sicurezza Nazionale Israeliano

Itamar Ben Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano e figura di spicco dell’estrema destra a Tel Aviv, è stato recentemente iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con le accuse di tortura e sequestro di persona. Questa decisione arriva in un periodo di crescente pressione internazionale riguardo le politiche israeliane nei confronti dei civili e degli attivisti. La reazione di Ben Gvir è stata sarcastica e provocatoria, dimostrando il suo disprezzo per la giustizia italiana. Sul social X, ha dichiarato: «Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte».

Questa affermazione non solo riflette la personalità provocatoria dell’uomo che la pronuncia, ma evidenzia anche il delicato clima politico in cui Israele si trova attualmente. Le pressioni internazionali sul Paese sono aumentate, specialmente riguardo alle operazioni militari e ai diritti umani. Allo stesso tempo, le reazioni dei membri del governo israeliano tendono a minimizzare o deridere tali critiche, come dimostrato dalle parole di Ben Gvir.

Il Nucleo dell’Investigazione: La Global Sumud Flotilla

Al centro dell’inchiesta della Procura di Roma c’è la Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria diretta verso Gaza che è stata intercettata a maggio scorso da forze militari israeliane in acque internazionali. I fermi degli attivisti della Flotilla, compresi italiani, hanno sollevato interrogativi sulla legittimità delle azioni israeliane. L’indagine ipotizza che siano stati commessi reati di tortura e sequestro di persona durante l’abbordaggio e la successiva detenzione.

Elemento cruciale dell’inchiesta è un video girato nel porto israeliano di Ashdod, pubblicato dallo stesso Ben Gvir. Nel filmato, il ministro si riprende mentre cammina tra gli attivisti inginocchiati e ammanettati, rivolgendosi a loro con parole di scherno. Ciò che Ben Gvir apparentemente voleva mostrare come un atto di forza ora appare come una delle evidenze principali contro di lui. I procuratori considerano queste immagini non solo come una prova di scherno, ma come un potenziale atto di tortura verbale.


La reazione di Ben Gvir all’apertura dell’indagine è stata immediata e controversa. In un post su X, ha criticato l’Italia con un contenuto che è stato definito offensivo e irrispettoso. Ha affermato di non essere «per nulla intimorito» dall’inchiesta, aggiungendo che Israele non si lascerà intimidire da «sostenitori del terrorismo» che diffondono calunnie. Questa consistente narrativa sembra distorcere i fatti, poiché sono stati gli attivisti a subire atti di violenza e derisione.

La posizione ufficiale del governo italiano è giunta attraverso le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha condannato con fermezza le affermazioni di Ben Gvir. Tajani ha sottolineato che le parole del ministro israeliano sono «inaccettabili» e non rispettano il rango di un uomo di governo. Ha aggiunto che l’Italia è sempre stata un amico di Israele e che si è sempre battuta per la libertà e la democrazia, lasciando intendere che le affermazioni di Ben Gvir sfuggono a tale contesto.

Il Contesto Politico e le Reazioni in Italia

La risposta di Tajani è stata percepita da molti come tardiva e poco incisiva, un atteggiamento già riscontrato in altre occasioni. La mancanza di un’invocazione più forte verso Israele per i suoi comportamenti ha sollevato interrogativi sulla solidità del legame tra i due Paesi. Negli ultimi anni, l’Italia ha spesso dovuto affrontare situazioni in cui i politici israeliani hanno mostrato mancanza di rispetto verso le autorità italiane. Il caso di Guido Crosetto, rimasto bloccato a Dubai durante un bombardamento senza essere avvisato, è un esempio emblematico di questa dinamica.

Infine, non si può ignorare la continua assenza da parte del governo italiano di una posizione forte sui crimini di guerra commessi da Israele in Palestina e Libano. Ben Gvir, essendo uno dei principali sostenitori di queste politiche, porta con sé una reputazione controversa. Le sue parole e azioni continuano a sollevare dibattiti sia in ambito nazionale che internazionale, alimentando una frattura tra le aspettative di rispetto reciproco e le reali interazioni diplomatiche.

Questa situazione rimane una sfida complessa per l’Italia, che deve trovare un equilibrio tra il suo ruolo di alleato e le sue responsabilità nei confronti dei diritti umani.

Fonti: ANSA, La Repubblica, Corriere della Sera.

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