Gazzetta dello Sport: “Napoli, allarme Conte: il crollo finale riapre dubbi e tensioni”

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Cinque punti nelle ultime cinque partite, una squadra svuotata mentalmente e la sensazione di aver smarrito improvvisamente identità e ferocia agonistica. È questo il quadro analizzato da Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, dopo la sconfitta interna contro il Bologna che ha rinviato ancora la qualificazione matematica del Napoli alla prossima Champions League.

Secondo Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, i conti del Napoli non tornano più. L’emergenza infortuni, che per mesi aveva rappresentato una parziale attenuante, è ormai praticamente terminata. Eppure proprio nel momento decisivo della stagione la squadra di Antonio Conte sembra essersi improvvisamente spenta.

La Gazzetta dello Sport evidenzia come il problema non sia soltanto tecnico o tattico, ma soprattutto emotivo. Il Napoli appare scarico, senza fame, incapace di lottare su ogni pallone come invece dovrebbe fare una squadra allenata da Conte. Una trasformazione che sorprende e preoccupa l’ambiente azzurro.

Vincenzo D’Angelo sottolinea che, nonostante gli investimenti fatti da Aurelio De Laurentiis in estate e una rosa più profonda rispetto al passato, il Napoli abbia spesso deluso nel corso della stagione. L’unico vero picco resta la Supercoppa conquistata battendo Milan e Bologna con due prestazioni di altissimo livello.

Per la Gazzetta dello Sport, però, il ko contro il Bologna rappresenta la fotografia perfetta del momento negativo: seconda sconfitta interna nelle ultime tre gare dopo sedici mesi di imbattibilità casalinga e squadra improvvisamente risucchiata nella lotta Champions.

Certo, basterebbe ancora una vittoria a Pisa per blindare matematicamente la qualificazione europea. Ma secondo Vincenzo D’Angelo la sensazione è che qualcosa si sia incrinato anche nel rapporto tra gruppo e allenatore, con quella compattezza emotiva che aveva caratterizzato i mesi migliori ormai meno evidente.

La Gazzetta dello Sport ricorda inoltre come la città non abbia mai realmente digerito il trentesimo posto nella fase campionato della Champions League, anche se i tifosi avevano inizialmente accettato le difficoltà legate agli infortuni e all’emergenza continua.

Adesso, però, la situazione appare diversa. Il Napoli non gioca bene, crea poco, corre meno e soprattutto non riesce più a vincere partite che sembravano alla portata. E i numeri iniziano a pesare.

Come sottolinea Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, anche vincendo le ultime due gare il Napoli chiuderebbe al massimo a quota 76 punti. Dall’inizio dell’era Sarri, soltanto due stagioni avevano fatto peggio: quella del settimo posto con Ancelotti-Gattuso e quella disastrosa del decimo posto con Garcia, Mazzarri e Calzona.

Eppure proprio da quell’abisso Conte era riuscito a riportare immediatamente il Napoli nelle zone altissime della classifica. Per questo, secondo la Gazzetta dello Sport, il crollo finale appare ancora più difficile da spiegare.

Stanchezza fisica? Calo mentale? Motivazioni finite? Domande inevitabili ma che, per Vincenzo D’Angelo, sembrano quasi incompatibili con la figura di Conte, storicamente maestro nel lavorare sulla testa e sull’anima dei propri giocatori.

Ora servirà un ultimo sforzo per evitare che il finale rovini completamente il percorso. Perché il risultato, in questo momento, conta più di tutto. E soltanto dopo arriverà il momento delle riflessioni sul futuro del Napoli e dello stesso Conte.