Decreto Sicurezza: Ciambriello avverte, il carcere non deve essere un luogo di oscurità
Preoccupazioni per il “decreto sicurezza”
Napoli. Samuele Ciambriello, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania e portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali, ha espresso forte inquietudine riguardo al “decreto sicurezza” all’esame del Parlamento. In particolare, ci si interroga sulle possibili conseguenze che tale provvedimento potrebbe avere sul sistema penitenziario e sulla sicurezza di detenuti e operatori delle carceri. Con l’introduzione di agenti sotto copertura, Ciambriello mette in guardia su rischi significativi per gli equilibri interni degli istituti e per la vita quotidiana di chi vi lavora.
Il principale punto di preoccupazione per Ciambriello riguarda l’articolo 15 del decreto. “Questo articolo prevede la possibilità per gli ufficiali di polizia giudiziaria di svolgere operazioni sotto copertura nelle carceri, un’idea che appare delicata e complessa,” afferma. Già oggi, le carceri italiane sono segnalate per sovraffollamento, tensioni e carenze di personale, tutte condizioni che aggravano un contesto già difficile, come indicato dall’articolo 27 della Costituzione.
Il ruolo della polizia penitenziaria
Il nuovo provvedimento non solo introduce nuove modalità operative per gli operatori penitenziari, ma amplia anche i loro poteri investigativi sui reati più gravi commessi in carcere. Gli ufficiali dei nuclei investigativi avrebbero la facoltà di operare sotto copertura, una misura che apre a interrogativi sulle sue ripercussioni immediate e a lungo termine sulla sicurezza e sul rispetto dei diritti umani all’interno degli istituti. “È essenziale ricordare che anche le persone detenute hanno diritti inviolabili, e l’attenzione non deve ricadere solo su di loro, ma anche su chi lavora all’interno delle carceri,” sottolinea Ciambriello. “La polizia penitenziaria, gli operatori sanitari, gli educatori e i volontari rappresentano il cuore pulsante di un sistema che deve rimanere sotto controllo democratico.”
Ciambriello avverte che l’introduzione di tali misure amplia le possibilità di conflittualità e tensione all’interno delle carceri. “Non possiamo tutelare la sicurezza creando un ambiente di sospetto e opacità,” avverte. “Un carcere deve rimanere un luogo di legalità, trasparenza e responsabilità pubblica, non una semplice area d’emergenza sottratta al controllo democratico.” Rimanere ancorati ai valori fondamentali di rispetto della legalità è essenziale per garantire che il sistema penitenziario possa svolgere il proprio ruolo di reintegrazione sociale e rieducazione.
In questo contesto, il Garante rivolge un appello al mondo politico affinché si prenda una pausa di riflessione sulle conseguenze delle recenti misure legislative. “Le norme che incidono sulla vita quotidiana degli istituti e sui rapporti tra operatori e detenuti devono essere valutate con attenzione. Non abbiamo bisogno di misure che creano confusione, ma di interventi che rafforzino i principi di legalità e dignità”, afferma. La sicurezza del personale, dei detenuti e dell’intero sistema dipende dalla capacità di ascolto e dalla trasparenza nelle decisioni che vengono prese.
Ciambriello conclude che il sistema penitenziario ha bisogno di ascolto, responsabilità e interventi che restituiscano senso alla forma della pena, rendendo l’ambiente più sicuro e rispettoso dei diritti di tutti. “La vera sicurezza risiede nel rispetto della legalità costituzionale, nella tutela della dignità di ogni persona e nella protezione di chi serve quotidianamente gli istituti penitenziari,” ribadisce con determinazione.
Per ulteriori informazioni, è possibile consultare fonti ufficiali, come il portale del Garante Nazionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e il sito del Ministero della Giustizia italiano.
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