Omicidio di Fabio Ascione: il complice minorenne esprime rimorso per la tragedia

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Il fermo del 17enne per la notte di sangue a Ponticelli

Napoli – Resta in carcere il 17enne coinvolto nella tragica notte di Ponticelli, un evento che ha scosso la comunità locale e suscitato l’attenzione dei media nazionali. Durante l’udienza di convalida del fermo, il giovane C.V. si è presentato visibilmente provato e affranto, dichiarando: “Volevo bene a Fabio, per me era come un fratello. Sono giorni che non dormo, non riesco a darmi pace”. La sua testimonianza evidenzia non soltanto un profondo senso di rimorso, ma anche una strategia di difesa che aggrava ulteriormente la sua posizione.

Il minorenne, assistito dagli avvocati Antonio Rizzo e Giovanni Nappo, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, ma ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee. Sebbene il giudice Paglionico abbia deciso di non convalidare il fermo per l’assenza di un immediato pericolo di fuga, ha disposto la custodia cautelare in un istituto minorile, mantenendo gravi indizi di colpevolezza. Infatti, il giovane ha ammesso di aver dato un passaggio in scooter al killer Francescopio Autiero, sostenendo però che l’incontro con il gruppo rivale fosse avvenuto in modo casuale.

La tragica alba del 7 aprile

La drammatica ricostruzione degli eventi della mattina del 7 aprile somiglia a una sceneggiatura di un film noir. Al Bar Lively di via Miranda, due mondi si sfiorano senza mai davvero incontrarsi. Da una parte, Fabio Ascione, di soli 20 anni, esce dopo una fatica legittima di lavoro, con la stanchezza di chi ha appena terminato il suo turno al Bingo. Dall’altra, Francescopio Autiero, 23 anni, noto per i suoi legami con il clan De Micco, con la pistola ancora calda dopo una sparatoria. I due non si riconoscono. Fabio si dirige verso casa, ignaro che quel percorso segnerà la fine della sua vita.

All’improvviso, il percorso di Fabio incrocia quello di Autiero e del suo gruppo. Autiero, euforico per aver affrontato un rivale, inizia a mimare la sparatoria, gesticolando con la pistola a pochi centimetri dal corpo di Fabio. Nonostante la tensione, non appare alcuna avvisaglia di ciò che accadrà. Il grilletto viene premuto involontariamente e il proiettile colpisce il petto di Fabio, che pronuncia l’ultima frase di incredulità: “Uà frate, mi hai colpito”.


Questo tragico evento ha generato un’ondata di indignazione e ha segnato un momento di rottura all’interno del quartiere. Dopo lo sparo, i complici fuggono a bordo di una Jeep beige, mentre il tentativo di mantenere il muro di omertà si infrange. Le testimonianze iniziano a emergere: cittadini del quartiere, esasperati da una spirale di violenza che sembra non finire mai, decidono di rompere il silenzio. Gli inquirenti dei Carabinieri hanno lavorato incessantemente e sono riusciti a chiudere il cerchio riguardo ai colpevoli in tempi record.

Domani sarà la volta di Autiero, che comparirà davanti al GIP. Nel frattempo, la società civile di Napoli si sta mobilitando. È in programma un’assemblea pubblica al Centro Ciro Colonna, organizzata da diverse associazioni, con l’obiettivo dichiarato di “Disarmare Napoli”. È chiaro che la mera repressione non può sanare una ferita profonda, come ha sottolineato il Cardinale Don Mimmo Battaglia, evidenziando la sofferenza di una madre-città che continua a perdere i propri figli.

L’attenzione verso questi eventi di cronaca non tende a diminuire; numerosi sono gli appelli da parte di attivisti e figure pubbliche affinché si intraprendano azioni concrete per affrontare la radice del problema e restituire dignità e sicurezza a Napoli. Si stima che per ogni denuncia, ci siano molti altri silenzi che continuano a perpetuare un ciclo di violenza e paura.

Fonti ufficiali, tra cui le comunicazioni della Procura di Napoli e le dichiarazioni delle associazioni locali, continuano a monitorare la situazione, sottolineando l’urgenza di un intervento collettivo che possa finalmente dare un segnale di speranza a una comunità sofferente.

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