Incubo epatite a Napoli, record di ricoveri “Molluschi vietati come ai tempi del colera”
Scatta l’allarme sanitario in Campania e a Napoli esplode la paura tra cittadini e commercianti. Come racconta la Repubblica Napoli, l’aumento dei casi di epatite A sta avendo effetti immediati anche sull’economia locale, con il crollo delle vendite nei mercati storici. Alla Pignasecca, simbolo della tradizione partenopea, la situazione è critica: «Su 10 chili da stamane ne avremo vendute forse mezzo chilo», racconta un pescivendolo, come riportato da la Repubblica Napoli.
Il timore dei consumatori è legato ai numeri: circa 180 casi registrati da gennaio, un dato dieci volte superiore alla media degli ultimi anni. La Repubblica Napoli evidenzia come l’emergenza sia tangibile soprattutto all’ospedale Cotugno, dove i reparti di malattie infettive risultano saturi. Secondo quanto riportato ancora da la Repubblica Napoli, decine di pazienti sono già ricoverati, mentre altri attendono assistenza.
EMERGENZA E CONTROLLI
Sotto accusa finiscono soprattutto i molluschi, ma l’attenzione resta alta anche su frutta e verdura potenzialmente contaminate. L’ordinanza del sindaco Manfredi ha imposto il divieto di consumo di frutti di mare crudi nei locali, con sanzioni pesanti per i trasgressori. La Repubblica Napoli sottolinea come i controlli di Asl e Nas siano già partiti a tappeto, coinvolgendo ristoranti, catering e persino il commercio ambulante.
Il contagio, al momento, non sembra generare casi gravi. «È un flusso costante e moderato», spiegano dal Cotugno, come riportato da la Repubblica Napoli, evidenziando che i pazienti presentano sintomi gestibili e non critici.
TRADIZIONE A RISCHIO
A essere colpita non è solo la sanità, ma anche la tradizione. La storica zuppa di cozze del Giovedì santo rischia di essere messa da parte da molte famiglie. «Abbiamo deciso che non la mangeremo», racconta un cittadino, come evidenzia la Repubblica Napoli. Un segnale chiaro di quanto la paura stia incidendo sulle abitudini.
Intanto le autorità rassicurano sulla sicurezza dell’acqua e invitano a consumare solo prodotti ben cotti. Le ipotesi sulle cause restano aperte: dalle piogge che avrebbero contaminato il mare fino al possibile legame con prodotti provenienti dall’estero.
ECONOMIA E TIMORI
Il rischio maggiore, però, è quello di una psicosi collettiva. I commercianti denunciano un calo drastico delle vendite e temono un nuovo colpo dopo le difficoltà legate al caro energia. «Temiamo l’effetto psicosi», spiegano da Confcommercio, come riportato da la Repubblica Napoli.
Tra paura e incredulità, la città si divide: c’è chi evita ogni rischio e chi, invece, continua a consumare senza timori. «Tanto io in un modo devo morire», dice una cliente, simbolo di una Napoli che prova a resistere anche davanti all’emergenza.
