Chiariello dopo Genoa-Napoli: «Partita epica, vittoria di platino. Ma la difesa è un problema enorme»
Genoa-Napoli non è stata una partita qualsiasi. È stata una di quelle gare «dal sapore antico», destinate a restare nella memoria. A dirlo è Umberto Chiariello, che nel suo editoriale post-partita su Canale 21 ha tracciato una lettura lucida, durissima e senza sconti di una vittoria tanto preziosa quanto fragile.
«Sono partite che travalicano la tattica e la tecnica e diventano partite di cuore», osserva Chiariello. E il Napoli, a Marassi, ha vissuto tutto: vantaggio subito, rimonta, nuovo shock, inferiorità numerica e rigore decisivo al fotofinish. Una partita che diventa racconto.
Ma se la sorte ha dato e tolto, secondo Chiariello «ha risarcito con gli interessi». E qui il punto più critico dell’analisi: la prestazione di Buongiorno. «Quello che ha fatto oggi è fuori da ogni grazia di Dio», afferma senza giri di parole. Errori gravi, non da categoria inferiore, ma «inermi e inconcepibili per un giocatore che dovrebbe essere di livello altissimo».
Il secondo tempo, nonostante il controllo apparente, è stato un accumulo di errori difensivi. «Buongiorno non è stato solo. Juan Jesus, uomo esperto, ha sbagliato tutto anche lui», sottolinea Chiariello, evidenziando come l’espulsione sia figlia di ingenuità evitabili. Il Napoli, di fatto, «ha giocato con due difensori su tre totalmente in barca».
Eppure, in mezzo al caos, emergono le certezze. Scott McTominay viene definito «di tre categorie sopra tutti», capace di dominare fisicamente e tecnicamente. È lui a dare strappi, ritmo, profondità. Quando esce per infortunio, il Napoli perde equilibrio e controllo. «E quando tocchi il gluteo – avverte Chiariello – entriamo nelle noie muscolari».
L’asse portante del Napoli, però, resta chiarissimo: «Meret, Rrahmani, Lobotka, Hojlund, con la partecipazione straordinaria di McTominay». È questo il cuore della squadra. Meret salva su Malinovskyi, Lobotka comanda, Hojlund segna e decide. «Questo olandese è stato preso per risolvere il problema del gol», ricorda Chiariello, elogiando freddezza e senso della responsabilità.
Su Vergara, il giudizio è più equilibrato: «Non ha fatto una grande partita, e ci sta». Ma nel momento decisivo «ha l’argento vivo addosso», attacca lo spazio, si prende il pallone e provoca il rigore. «Se quello su Mkhitaryan è rigore, questo è rigore tutta la vita».
La chiusura è una sentenza: «Questi tre punti non sono oro. Sono platino. Uranio scomposto». Perché la corsa Champions è affollata, perché dietro ci sono Juve, Roma e Como, e perché il Napoli ha ancora due problemi enormi: «la difesa e gli infortuni».
Una vittoria epica, sì. Ma anche un allarme chiarissimo. E Conte lo sa.
