Corriere dello Sport: “Genoa-Napoli, un romanzo da Marassi: azzurri indomabili, Conte vince tra dolore e carattere”

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Genoa-Napoli 2-3 non è stata una semplice partita di campionato, ma un racconto lungo cento minuti, fitto di colpi di scena, pathos e contraddizioni. Una gara aperta e chiusa da un rigore, segnata da dolore fisico e nervoso, con un finale dolce per Antonio Conte e amarissimo per Daniele De Rossi. A raccontarla è Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, che descrive la notte di Marassi come un vero romanzo calcistico .

Il Napoli si prende la copertina per una qualità ormai certificata: la capacità di non spezzarsi mai, nemmeno quando tutto sembra andare storto. Infortuni, espulsioni, errori individuali e un clima rovente non piegano gli azzurri, che resistono e colpiscono nel momento decisivo. Dall’altra parte resta la rabbia del Genoa, alla seconda sconfitta consecutiva dopo quella con la Lazio, maturata nonostante la superiorità numerica nel finale. Un epilogo crudele, ancora una volta, come sottolinea Fabio Mandarini del Corriere dello Sport nella sua analisi .

A decidere tutto è l’episodio del 92’: Vergara punta Cornet, entrato da appena tre minuti, e conquista il rigore che Højlund trasforma. Un lampo in una serata piena di ombre per il giovane azzurro, ma sufficiente a confermare un talento capace di incidere anche nei momenti più caotici, sotto gli occhi attenti di Bonucci, emissario del ct Gattuso. Marassi rumoreggia, protesta, si divide: il Var diventa protagonista quanto i giocatori, in un’atmosfera quasi british che esalta e ferisce allo stesso tempo, come racconta ancora Mandarini sul Corriere dello Sport .

Il Napoli, però, dimostra maturità da grande squadra. Resta in dieci dal 76’ per l’espulsione di Juan Jesus e perde McTominay già alla fine del primo tempo. Proprio lo scozzese è il simbolo della serata: dominante, trascinante, devastante. Prima ispira l’1-1 di Højlund con Elmas, poi firma il 2-1 con un siluro dalla distanza, nonostante un problema tendineo che lo tormenta. Gioca, lotta, stringe i denti come Braveheart. Conte lo toglie pensando alla Coppa Italia contro il Como, ma Scott avrebbe continuato all’infinito. Decimo gol stagionale, 28ª presenza consecutiva: un valore aggiunto assoluto, come evidenziato da Fabio Mandarini del Corriere dello Sport .

Decisivo anche Højlund, autore di una doppietta che lo porta a quota dodici reti stagionali: rapace sull’1-1, freddo (e fortunato) sul rigore del 3-2. La fortuna, si sa, aiuta gli audaci. E il Napoli, pur privo di sette uomini, continua a correre: zona Champions viva, Inter a sei punti per una notte, Milan a una lunghezza in attesa del recupero.

Nel mezzo, però, c’è anche il dramma sportivo di Buongiorno. I suoi errori pesano come macigni: il primo, condiviso con Meret, porta al rigore dopo undici secondi, trasformato da Malinovskyi; il secondo spalanca la strada al pari di Colombo. Il crollo emotivo è evidente, le lacrime pure. Conte lo sostituisce per proteggerlo: è un momento nero, ma va recuperato. Per il Napoli e per la Nazionale.

In campo, intanto, la partita è stata vera: pressione alta del Genoa, Napoli ordinato e verticale, duelli intensi, marcature a uomo, due rigori conquistati con furbizia e una gestione finale da squadra matura. L’equilibrio è stato costante, ma la differenza l’ha fatta la testa. E forse anche la settimana tipo, l’unico vero beneficio dell’uscita dalla Champions.

Infine, una cifra tonda: Antonio Conte ha brindato alla vittoria numero 400 tra i professionisti. Lui dice di essere più fortunato che bravo. Permetteteci di dubitarne.