TOTO’ SI CONFESSO’ A CUORE APERTO CON LA FALLACI, DISSE COSE CHE NON HA MAI PIU’ RIPETUTO.

Totò intervistato da Oriana Fallaci. il principe si confessò a cuore aperto con la grande giornalista, disse cose che non ha mai più ripetuto.

Totò intervistato da Oriana Fallaci. il principe si confessò a cuore aperto con la grande giornalista, disse cose che non ha mai più ripetuto. [wp_ad_camp_1]

“Non si piace”, dice. Ma si vuole bene da sé. È altezza imperiale, e tante altre cose. Ma deve tutto al personaggio di Totò. Si sarebbe pure fatto frate, se non ci fosse il piccolo impedimento della castità.

Tra tristezze e una grande ironia, il più grande comico italiano, Totò, si racconta alla giornalista Oriana Fallaci, .

TOTÒ INTERVISTATO DA ORIANA FALLACI

Oriana Fallaci a Totò: Principe, Le porgo i miei rispetti e i miei omaggi… Lei è proprio principe, vero? (Sorride, un po’ imbarazzata, al gentiluomo dall’aria nobile e triste, che la ossequia da alcuni minuti come se fosse l’imperatrice Teodora).

TOTO’: “SUA ALTEZZA IMPERIALE IL PRINCIPE ANTONIO DE CURTIS (TOTÒ).

Signorina mia, vuol scherzare? Non crederà mica anche lei che i ritratti degli antenati li ho presi dagli antiquari? I titoli non si comprano, li danno i sovrani.

Vi sono due specie di titoli: quelli nativi, i quali vengono da famiglie che hanno regnato, e quelli dativi, i quali vengono dati dal re a qualcuno che ha fatto qualcosa… Il mio è nativo.

E ce l’ho dal giorno in cui venni al mondo: come mio padre, mio nonno, mio bisnonno, mio trisnonno, su su fino al 362 avanti Cristo.

Sì, questo sul mio anello è lo stemma. Come vede, sullo stemma sono incise la data, 362 a.C., l’araba fenice che guarda il sole nascente sotto le colonne di Ercole, la mezzaluna con tre stelle che sarebbe l’Oriente…”

O.F. Il volto bizantino ce l’ha.

TOTÒ: “Me l’hanno già detto. Ricorda quelli di certi mosaici a Ravenna. Me l’hanno già detto. Vengo da Bisanzio, per forza.

Signorina mia, sono altezza imperiale, son principe e anche molte altre cose: conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, ufficiale della Corona d’Italia, cavaliere della Gran Croce dell’Ordine di Sant’Agata e San Marino, marchese di Tertiveri, questo però non lo uso. (Con lo stesso tono di voce) Dick, il mio cane lupo, era invece barone.

Peppe, il mio cane attuale, è visconte . Visconte di Lavandù. Gennaro, il mio pappagallo, è cavaliere. Li ho investiti io.

Caligola non fece senatore il suo cavallo? Troppo giusto, però non deve dirlo. Altrimenti concludo che non gliene importa, d’essere altezza imperiale.

Signorina mia , me ne importa: quel tanto che basta a onorare gli avi, la famiglia che ha avuto questa roba… Sarebbe come dire che il pronipote di Marconi non ci tiene a esser pronipote di Marconi.

Ci tiene. Ma il mio più bel titolo resta Totò. Con l’altezza imperiale io non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino, c on Totò ci mangio dall’ età di vent’anni. Mi spiego?”

O.F. Ma le altre altezze imperiali e non come La trattano?

TOTÒ: “All’ inizio mi snobbavano, si capisce. Poiché lavoro, poiché faccio il pagliaccio, mi guardavano con la puzza al naso.

A ogni modo, sa, io me ne infischio di come mi trattano: perché il mio titolo è più forte del loro. E poi su queste cose la penso come lo spazzino della mia poesia ‘A livella: quella del marchese che è seppellito accanto allo spazzino e vuol mandarlo via.

Oriana Fallaci a Totò: Lei dice sempre bene. E poi Lei è un divo, un artista.

TOTÒ: “Macché artista, venditore di chiacchiere.Un falegname vale più di noi artisti: almeno fabbrica un tavolino che rimane nei secoli.

Ma noi, dica, che facciamo? Quanto duriamo? Al massimo, se abbiamo molto successo, una generazione.

Se chiedo al mio nipotino chi era Petrolini, chi era Zacconi, risponde boh!”

O.F. La Sua modestia mi lascia smarrita. Lei sta recitando.

TOTÒ: “Io le giuro sulla tomba di mia madre, l’ unica cosa cara che ho al mondo, che sono sincero, non recito.

Sto per confessarmi, anzi, come non ho mai fatto con nessuno. Io sono un misantropo, un timido, pensi che quando entro in un ristorante abbasso gli occhi perché mi vergogno che la gente mi guardi, e non ho mai amato rivelare chi sono.

Stavolta ci provo, però deve credermi: sennò tanto vale andarci a bere un caffè. Signorina, io recito solo nei miei brutti film”

O.F. E allora mi dica: perché recita in quei brutti film?

TOTÒ: “Signorina mia: io non prendo i 100, i 70, i 50 milioni di lire che prendono gli altri.

E ciò di proposito, perché se sento dire che il tale o la tale hanno preso 600 milioni per la parte in un film, resto inorridito, schifato.

Io non ho mai voluto prendere grandi cifre perché ho sempre pensato che il produttore deve guadagnare, col film.

Se non guadagna, fallisce. Se fallisce, io non faccio più film. E se un po’ alla volta falliscono un po’ tutti, dopo che faccio? I film dove recito io son commerciali, son filmetti arraffati, destinati alle sale di seconda visione, e costano poco: anche come film.

Quando son lì, non posso mica dire no, questo io non lo fo, non mi piace, non va… Sarebbe scorretto, scortese… Senza contare che io non posso vivere senza far nulla: se vogliono farmi morire, mi tolgano quel divertimento che si chiama lavoro e son morto.

Poi sa: la vita costa, io mantengo 25 persone, 220 cani… I cani costano…”

O.F. Duecentoventi cani?!? E perché? Che se ne fa di 220 cani?

TOTÒ: “Me ne faccio, signorina mia, che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’istesso. Il cane è nu signore, tutto il contrario dell’ uomo.

TOTÒ, ORIANA FALLACI E IL MITO DEI CAPORALI

Oriana Fallaci a Totò: lei non ha una gran stima degli uomini. Una buona opinione del Suo prossimo. E forse non ha nemmeno molti amici.