Marino: «Troppi infortuni? Non è solo sfortuna. Rosa anziana e recuperi affrettati»

Rambaudi critica il Napoli, Marino lo mette a tacere: risposta da applausi

L’ex ds del Napoli analizza il record negativo: «Servono procedure chiare e unità tra staff tecnico e sanitario. Con Conte e una rosa avanti con l’età il rischio aumenta».

Il record di infortuni che sta condizionando la stagione del Napoli non può essere liquidato come semplice sfortuna. È questa la posizione di Pierpaolo Marino, intervenuto a Stile TV nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra” condotta da Raffaele Auriemma.

L’ex direttore sportivo azzurro entra nel merito della questione, chiedendo un’analisi profonda dell’intero sistema di lavoro quotidiano: «Il record degli infortuni non è frutto di una sola défaillance. Bisognerebbe esaminare la procedura nella sua totalità: i rapporti tra preparatori fisici, settore sanitario, responsabili della prevenzione, staff medico e allenatore. Solo così si può capire se il problema nasce da una preparazione troppo spinta, da una mancanza di cooperazione o da una struttura non adeguata».

Rosa avanti con l’età e usura fisica

Marino punta l’attenzione anche sulla composizione dell’organico: «Il Napoli ha una rosa con un’età media elevata. Questo incide. Bisogna guardare ai trascorsi di giocatori come De Bruyne o Lukaku: l’usura conta. Gli infortuni sono iniziati già ad agosto, quindi le rotazioni sono state compromesse fin dall’inizio».

Un passaggio chiave riguarda i recuperi: «Settore sanitario e prevenzione devono indicare chi è convocabile. Se un giocatore anticipa i tempi e poi si ferma di nuovo, spesso è perché il recupero è stato affrettato. I tempi di uno stiramento di primo grado sono tre settimane. Se rientri dopo due, la terza – quella dell’elasticizzazione del muscolo – è fondamentale. Saltarla espone a ricadute».

«Nessuno è esente da colpe»

Marino non assolve nessuno: «Nessuno è esente da responsabilità, neanche la società. Con Conte è stata costruita una rosa un po’ avanti con l’età. Io De Bruyne non lo avrei preso: non per qualità, ma per filosofia e per i suoi precedenti infortuni. Allenatori come Conte o Gasperini lavorano molto sul piano fisico e con certi profili il rischio aumenta».

L’ex ds sottolinea un altro aspetto cruciale: «Se un allenatore durante la settimana deve preservare giocatori che saltano uno o due allenamenti, non è una situazione ideale. Conte non è uno che concede pause».

Il modello gestionale

Marino ricorda la sua esperienza a Udine: «Partecipavo quotidianamente alle riunioni tra staff tecnico e sanitario. Non intervenivo sempre, ma ero presente per assicurarmi che ci fosse unità di intenti. Se un allenatore prevarica il medico per avere un giocatore a tutti i costi, si rischia un nuovo infortunio».

Infine un applauso alla linea verde: «L’operazione Alisson è in linea con la tradizione del Napoli. Un giovane seguito da tante grandi squadre. Profili come Vergara reggono meglio certi carichi. Se scegli una squadra più anziana, devi mettere in conto gli infortuni».

Il messaggio è chiaro: per invertire la rotta serve una revisione complessiva dei processi, non la ricerca di un unico colpevole.

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