Leopardi e Villa Zelo a Portici: Riunioni segrete e massoneria
Giacomo Leopardi e Villa Zelo a Portici. Nella prima metà dell’Ottocento è stata molto altro: un luogo di riunioni segrete tra intellettuali, agitatori politici, ma anche nobili massoni di Bellavista.
La verità è che Villa Zelo a Portici, dove si racconta della sepoltura del cane di Giacomo Leopardi, non è stata solo la residenza estiva di una nobile famiglia. Nella prima metà dell’Ottocento è stata molto altro: un luogo di riunioni spesso segrete tra intellettuali, agitatori politici, ma anche nobili massoni di Bellavista , assolutamente ostili al potere borbonico e perciò finiti nel mirino della occhiuta polizia delle due Sicilie.
Nel ’33 quando Ranieri e Leopardi arrivano a Napoli, ritrovano alcuni amici del gabinetto Vieusseux di Firenze, due in particolare: Alessandro Poerio massone, una delle prime conoscenze fiorentine di Giacomo, e l’illustre storico Carlo Troya di ritorno dall’esilio. Mentre proseguono i contatti con il piacentino Pietro Giordani, massone filadelfo del Grande Oriente. Conoscono tutti bene il padrone di casa, il barone Gennaro Zelo.
Don Gennaro a 31 anni è un alto magistrato di una famiglia potentissima, (è vicario generale di Lady Eliza Mary Rose Grainger di origini irlandesi); mentre suo padre Giuseppe Zelo è intimo della duchessa Carolina Berio d’Ascoli, dama di compagnia della regina Maria Carolina. E saranno proprio gli Zelo a intercedere verso di lei per favorire il rientro a Napoli di Antonio Ranieri, che a 27 anni è già finito nel libro nero della polizia borbonica per le sue frequentazioni di rivoltosi.
Ma don Gennaro è soprattutto un massone iscritto al Grande Oriente, un nobile di idee progressiste al punto che molti anni dopo, nel 1881, darà alle stampe , un libro sul lavoro, la ricchezza e la miseria. C’è un’altra figura importante in questa storia: si chiama Costantino Margàris, è un intellettuale greco, un profugo che ha trovato rifugio sotto il Vesuvio.
Margàris è un rivoluzionario legato al barone Zelo e a Ranieri. Per mantenersi insegna privatamente greco moderno e soprattutto infonde idee «sovversive». Si incolla subito alle costole di Ranieri, di sua sorella Paolina e di Giacomo e non li molla più.
Tutto qui? No, c’è una notizia curiosa: in quegli anni infatti Ranieri e Leopardi stavano cercando casa proprio nella cittadina vesuviana e si avvicinano a Petrunti . Ma chi è questo Petrunti? È un medico chirurgo di 51 anni, originario di Campobasso che opera all’ospedale Incurabili. Ma soprattutto è un gran maestro della setta dei «Figli di Cuma», un iniziato esoterista, anzi il capo degli iniziati. Ovviamente è amico del barone Gennaro Zelo e soprattutto dimora ad appena duecento metri da lui. Di fronte Villa Petrunti infine c’è Palazzo Stajano, lì sotto esiste ancora una segreta dove dalla metà del ‘700 si riuniva la loggia dei Liberi muratori. C’è pure un tunnel, un altro, che porta alla spiaggia del Granatello. In Villa Stajano abiterà per un po’ il patriota Luigi Settembrini e dopo l’unità d’Italia addirittura Giuseppe Tironi, il trombettiere di Garibaldi. Fine della storia.
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