Gazzetta dello Sport: “L’oro di Napoli. Talento purissimo e la faccia tosta, Vegara è già grande”
Uno scugnizzo lo riconosci subito: faccia tosta, sfrontatezza e quella convinzione profonda di essere sempre un passo avanti. Antonio Vergara incarna perfettamente questo identikit. Lo racconta Vincenzo D’Angelo, inviato a Napoli per la Gazzetta dello Sport, tracciando il percorso di un talento che ha saputo aspettare il suo momento, superando infortuni, prestiti e una concorrenza che sembrava schiacciarlo.
In pochi, a inizio stagione, pensavano che Vergara potesse emergere subito, con davanti campioni come De Bruyne, Anguissa e McTominay. Eppure Antonio Conte si è impuntato già in estate: «Il ragazzino resta qui». Un messaggio chiaro al ds Manna e al presidente De Laurentiis, come ricostruisce la Gazzetta dello Sport a firma Vincenzo D’Angelo. L’obiettivo era allenarlo, osservarlo, farlo crescere almeno fino a gennaio. Poi è arrivata la scintilla.
Castel di Sangro, amichevole contro il Sorrento. Una giocata che resta impressa: controllo di esterno-tacco al volo su un lancio lungo, alla Cassano in Bari-Inter, e assist vincente. Un lampo sotto il sole che ha fatto stropicciare gli occhi ai tifosi e acceso definitivamente l’attenzione di Conte. Il messaggio era chiaro: il materiale c’era, eccome. Lo sottolinea ancora Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport.
Personalità e sfrontatezza sono sempre state il marchio di fabbrica di Vergara. Raccontano che a soli nove anni, il giorno della firma del primo cartellino con il Napoli, dopo le pratiche chiese a Gianluca Grava: «Direttore, ma com’è la squadra?». Voleva vincere, dominare, incantare. Arrivava dall’accademia dei fratelli Lodi di Frattamaggiore ed era abituato a giocare contro ragazzi più grandi, tenendo botta come un veterano. Un dettaglio che la Gazzetta dello Sport, nell’articolo di Vincenzo D’Angelo, utilizza per spiegare la sua precocità.
La crescita passa dalla Primavera e poi dalle serie minori: Pro Vercelli in C, Reggiana in B, dove arriva anche la rottura del crociato. Un colpo durissimo, ma superato con carattere. Il ritorno è da protagonista: 32 presenze, 5 gol e 6 assist. Numeri che convincono il Napoli a riportarlo a casa. Da lì, il mondo si capovolge in poche settimane, come evidenzia ancora la Gazzetta dello Sport.
Fino al 14 gennaio solo 14 minuti in campionato, poi la prima da titolare in Serie A contro il Sassuolo. Non brilla, ma c’è. A Copenaghen sfiora il gol, con la Juventus è tra i migliori nonostante la sconfitta. La svolta arriva contro il Chelsea: gol alla Diego Armando Maradona nella prima da titolare in Champions. Il bis con la Fiorentina è la conferma definitiva: è nata una stella. Il nuovo tesoro di Napoli, come lo definisce Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport.
Giocare a Napoli, per un napoletano, è un onore ma anche un peso enorme. Bruscolotti, Insigne, Gaetano: storie diverse, stesso legame viscerale con la maglia. Ora tocca a Vergara. La legge del “nemo profeta in patria” esiste, ma ogni tanto fa un’eccezione. Antonio ha colpi di un calcio che sembra appartenere a un’altra epoca, amore autentico per la maglia e un mancino capace di incantare il Maradona. Il futuro è nei suoi piedi. E, come conclude la Gazzetta dello Sport con Vincenzo D’Angelo, è già un grande vantaggio.
