Capo ultras della Lazio ucciso con un colpo di pistola alla testa

Capo ultras della Lazio ucciso con un colpo di pistola alla testa

Ultras della Lazio ucciso con un colpo di pistola alla testa. Fabrizio Piscitelli, conosciuto in Curva nord come Diabolik è stato freddato nel parco degli Acquedotti.



Un vero è proprio agguato quello subito da Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik,  a Roma  nel parco degli Acquedotti un’aerea distesa che confina con il parco dell’Appia Antica.  Secondo le prime ricostruzioni della polizia l’ultras della lazio è stato ucciso con un colpo alla testa, esploso a distanza ravvicinata. Il Killer si è avvicinato alle spalle di Diabolik e ha esploso un colpo di pistola poco sopra l’orecchio sinistro. Il corpo dell’ultras della Lazio è strato ritrovato da un passante.

Ad indagare sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli saranno anche i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia. Le prime informazioni sull’omicidio dell’ ultras della Lazio, parlerebbero di un’esecuzione per strada per un regolamento di conti, forse proprio per motivi di droga. A Piscitelli, 53 anni, erano stati confiscati due milioni di euro per aver promosso e finanziato un traffico di droga dalla Spagna.

Nell’ambiente ultras Diabolik era molto conosciuto. La sua carriera criminale prende il via 20 anni fa. L’ultras della lazio ucciso aveva precedenti per Droga e antisemitismo.

ECCO CHI ERA DIABOLIK L’ULTRAS DELLA LAZIO UCCISO A ROMA

Dalla “conquista” della Curva Nord al tentativo di scalata della Lazio, dall’arresto per traffico di droga al sequestro di due milioni di euro da parte della Guardia di Finanza. E poi iniziative ispirate all’antisemitismo e agli ambienti dell’estrema destra che frequentava. La carriera criminale di Fabrizio Piscitelli, conosciuto con il soprannome di Diabolik, prende il via oltre 20 anni fa prima ancora della sua affermazione, nei primi anni Duemila, a guida degli Irriducibili, il gruppo ultras più oltranzista della Curva Nord della Lazio.

Nel 2013 venne arrestato dopo un mese di ricerche in un appartamento alla periferia di Roma, dove si nascondeva dalla Guardia di Finanza. L’accusa nei suoi confronti era quella di essere a capo di un gruppo criminale che gestiva un traffico di droga internazionale lungo l’asse Italia-Spagna. Nel covo venne trovato anche un arsenale che avrebbe potuto essere utilizzato per gli scontri allo stadio.

Due anni dopo, nel 2015, fu condannato, insieme ad altri tre capi ultrà della Curva Nord, per il tentativo di scalata alla Lazio. Un’inchiesta che coinvolse anche l’ex leggenda biancoceleste, Giorgio Chinaglia. Nel 2016 le Fiamme Gialle gli sequestrarono beni per due milioni di euro, compresa la sua villa a Grottaferrata. Un immobile che poi fu soggetto a revoca della confisca da parte della Cassazione.


DIABOLIK E GLI IRRIDUCIBILI DELLA LAZIO

Il nome di Diabolik è legato a tante altre azioni messe a segno dagli Irriducibili, gruppo ultrà vicino agli ambienti di estrema destra e autore di una lunga contestazione nei confronti dell’attuale presidente della Lazio, Claudio Lotito. Il 30 gennaio del 2000, in occasione di Lazio-Bari nell’annata dello scudetto vinto da Sven Goran Eriksson, fecero il giro del mondo le immagini dello striscione esposto in Curva nord in “onore alla tigre Arkan”. Il riferimento era a Zeljko Raznatovic, criminale di guerra serbo accusato di genocidio e crimini contro l’umanità, morto in quei giorni.

Due anni fa proprio gli Irriducibili finirono nella cronaca per aver affisso adesivi di chiaro stampo antisemita che ritraevano Anna Frank con la maglia giallorossa nella Curva Sud dei cugini romanisti.

E, appena un anno fa, fece scalpore un volantino, a firma del sedicente “direttivo Diabolik Pluto” (due capi ultrà), che vietava alle donne di stare nelle prime dieci file della Curva Nord, considerato un “luogo sacro” della tifoseria biancoceleste. “Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese  andasse in altri settori“.

Le prime informazioni sull’ultras della Lazio, parlerebbero di un’esecuzione per strada per un regolamento di conti, forse proprio per motivi di droga. A Piscitelli, 53 anni, erano stati confiscati due milioni di euro per aver promosso e finanziato un traffico di droga dalla Spagna.