Fabio Ascione: ultimi istanti prima dello sparo, il video che svela la verità.

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Un Tragico Incontro: Il Caso di Fabio Ascione

Un video inquietante inchioda Francesco Pio Autiero, il presunto colpevole di un colpo fatale durante un episodio di violenza a Napoli Est. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano gli ultimi momenti della vita di Fabio Ascione, un ventenne incensurato, ucciso all’alba del 7 aprile a Ponticelli. La sequenza di eventi che conducono alla sua morte emerge chiaramente: Fabio, dopo un turno al Bingo di Cercola, si ferma a comprare delle sigarette e incrocia il suo assassino, sorridente dopo un conflitto a fuoco con un clan rivale.

L’omicidio si inquadra in un contesto di provocazioni e vendette tra gruppi di mala, e l’incontro tra Fabio e Autiero si rivela essere fatale. Fabio chiama la madre per avvisarla della sua posizione e, pochi minuti dopo, la sua vita viene spezzata in un tragico errore. Il giovane ha incrociato il destino con Autiero, un affiliato del clan De Micco, che si trovava ancora sul luogo del crimine a mostrare la propria arma.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, poco prima dell’uccisione, Autiero, in un conflitto armato con i rivali del clan Veneruso-Rea, è rimasto nei pressi del bar per raccontare quanto accaduto. Fabio, incuriosito dal chiasso, si avvicina al gruppo e in quel preciso momento viene colpito. Le sue ultime parole, “Ua’, mi hai colpito”, risuonano come un grido di dolore contro la spirale di violenza che imperversa nella zona.


Il Muro di Omertà e le Indagini Compromesse

L’indagine è stata caratterizzata da un muro di omertà, con testimoni riluttanti a fornire informazioni chiare e dettagliate. Gli inquirenti, coordinati dai pm Sergio Raimondi e Sergio Amato, si sono trovati a fronteggiare una realtà complessa: la scena del crimine, in via Rossi Doria, è stata trovata totalmente “ripulita” da bossoli e tracce ematiche, rendendo difficile il lavoro delle forze dell’ordine. Grazie al sequestro di lattine e bicchieri, i militari sono riusciti a isolare tracce organiche e DNA utili per le indagini.

È stata la zia di Fabio a rompere il silenzio, confermando la direzione delle indagini verso Autiero e delineando il clima di terrore presente nel quartiere. Nonostante le intimidazioni, la denuncia ha aiutato a far luce sull’episodio, costringendo a una riflessione più ampia sulla sicurezza nel territorio.

Le parole del deputato Francesco Emilio Borrelli, che sottolinea il peso di questa violenza sulla coscienza di chi perpetua tali atti, aggiungono una dimensione di urgenza al dibattito pubblico. La politica è chiamata a rispondere, con l’interrogativo di cosa poter fare per contrastare una cultura della violenza radicata nella società.


Piani di Risposta e Sicurezza nel Territorio

Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha dichiarato che la risposta delle istituzioni è stata immediata e ferma, sottolineando l’importanza della presenza dello Stato in questi contesti. I decreti di fermo eseguiti sono stati interpretati come un messaggio forte e chiaro contro la criminalità. La necessità di garantire sicurezza e legalità è trasversale, comprese le parole di Borrelli che affermano che chi gira armato accetta un rischio che può condurre a tragiche conseguenze.

In questo scenario, molti amici di Fabio si sentono impotenti e insicuri, attestando come la paura possa silenziare le voci di chi vorrebbe denunciare. Durante un momento di raccoglimento fuori dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo, amici e familiari riflettono: “Molti non parlano perché temono ritorsioni, non sai mai con chi hai a che fare”.

Il caso di Fabio Ascione non è un episodio isolato ma incarna una realtà complessa che richiede un intervento deciso e costante da parte di tutte le istituzioni coinvolte nella lotta contro la criminalità organizzata.

Fonti: Repubblica, Corriere della Sera.

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