Gazzetta dello Sport: “Napoli demolito”

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Se fosse sempre questa Juventus, nessun discorso sarebbe vietato. Ma dieci punti di distanza dall’Inter in fuga restano un’enormità. È il punto di partenza dell’analisi firmata da Fabio Licari, inviato a Torino per la Gazzetta dello Sport, che racconta una serata quasi perfetta per i bianconeri e drammatica per il Napoli.

La Juventus domina e vince 3-0 una partita definita «fantastica», la migliore dell’era Spalletti e forse anche di ere precedenti. Eppure, come sottolinea Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, il peso delle occasioni perse contro Lecce e Cagliari continua a farsi sentire nella corsa scudetto. Contro il Napoli, però, non c’è partita: i campioni d’Italia appaiono psicologicamente a terra, con gambe ferme, morale sotto i tacchi e una lista di assenti da brividi. Anche Conte, alla fine, si arrende.

Il dato più preoccupante, secondo Licari della Gazzetta dello Sport, è l’incapacità del Napoli, a un certo punto, di opporre anche solo una resistenza passiva per evitare l’umiliazione. Al contrario, la Juve è uno spettacolo continuo: non si ferma mai, cerca il gol con ogni soluzione possibile, dalla manovra collettiva al dribbling individuale, dall’impostazione dal basso al lancio lungo. Il tutto accompagnato da un pressing alto incessante, raramente visto a queste latitudini.

Nel primo tempo segna David, poi nel finale si scatenano Yildiz e Kostic, che disegnano un 3-0 persino stretto per quanto visto. Nel tabellino entra anche una traversa di Thuram, a certificare un dominio totale. Il Napoli può recriminare per un rigore nel finale di primo tempo, ma per Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport sarebbe solo un alibi: i problemi sono altri e ben più profondi.

La “spallettata” McKennie.
Se Conte, con una panchina ridotta all’osso, era quasi costretto a schierarsi, Spalletti si diverte e inventa l’ennesima “spallettata”. Il nome è ancora una volta McKennie. Il tecnico bianconero non si limita alla transizione dalla difesa a tre al 4-2-3-1: disegna un sistema fluido, in continua mutazione. McKennie, falso 10, scivola a destra in fase difensiva per chiudere Spinazzola, riprendendo e superando un’idea dello stesso Conte. Poi, una volta riconquistata palla, attraversa il campo, affianca David o si sposta a sinistra, dando vita a un assetto che Licari della Gazzetta dello Sport definisce quasi un “3-McKennie-3-3”.

Attorno a lui, Thuram domina con una corsa devastante, travolgendo anche McTominay, mentre Locatelli completa una coppia centrale irresistibile. Impressiona anche David, elegante e mobile sulla trequarti, centravanti arretrato di grande intelligenza tattica.

Il finale.
L’1-0 del primo tempo poteva far pensare a uno spreco, ma il Napoli non riesce mai a riaccendere la partita. Quando la Juve riprende fiato e accelera di nuovo, lo spettacolo torna totale. Spalletti cambia ancora: difesa a cinque con Kostic a destra, poi 4-2-4 con Yildiz finalmente al centro accanto a David, quindi di nuovo a tre. Conte prova Lukaku e fa debuttare Giovane, ma l’unico risultato è un liscio del belga. In compenso arrivano il 2-0 di Yildiz, lanciato da Miretti, e il 3-0 con la botta da fuori di Kostic.

Secondo Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, questa abbondanza offensiva non cancella la necessità di un centravanti: Zirkzee, per caratteristiche tattiche, farebbe più comodo di En-Nesyri. Il Napoli ha ancora un punto in più in classifica, ma deve rientrare subito in corsa, in campionato e in Champions, o rischia di perdere tutto in quattro giorni. La Juve, invece, se eviterà altri scivoloni stile Cagliari, può davvero sognare.

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