Baggio: “I giovani non giocano più per strada, serve una nuova rinascita per la Nazionale”.

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MILANO, ITALIA – FEBBRAIO 14: L’ex giocatore di Juventus e FC Internazionale Milano, Roberto Baggio, osserva prima della partita di Serie A tra FC Internazionale e Juventus FC allo Stadio Giuseppe Meazza il 14 febbraio 2026 a Milano, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

Un’intervista esclusiva con Roberto Baggio

Roberto Baggio ha recentemente rilasciato un’intervista approfondita al Corriere della Sera, parlando della sua carriera calcistica, del finale della Coppa del Mondo del 1994 e delle sue relazioni con figure iconiche come Diego Maradona e Alessandro Del Piero. Attraverso le sue parole, emerge non solo il suo amore per il calcio, ma anche una riflessione profonda sulle sfide attuali della nazionale italiana: “I ragazzi non giocano più per strada”.

Baggio ha anche parlato del suo nuovo libro, “Luce nell’oscurità”, dove condivide esperienze e emozioni legate non solo alla sua carriera, ma anche alla sua vita personale. Un crocevia di passione e filosofia si è presentato durante la conversazione, evidenziando il percorso che ha intrapreso sia dentro che fuori dal campo.


Il peso del passato: il rigore del 1994

Un tema di grande impatto durante l’intervista è stato il celebre errore dal dischetto nella finale del 1994 contro il Brasile. “Ho sentito la colpa per ogni italiano. Volevo scomparire. Ho provato una vergogna infinita, un qualcosa che ti rimane addosso nel corso degli anni”, ha confessato Baggio. La sua vulnerabilità si riflette nel modo in cui affronta ancora oggi quel momento cruciale: “Ancora oggi, ripenso a quell’errore. A volte mi sveglio nel cuore della notte, immaginando di segnare, e poi mi riaddormento.” Questo peso emotivo è un fardello che ha portato con sé, alimentato dalla sua incredibile passione per il calcio.

Baggio ha raccontato di come la fede e la sua famiglia siano state fonti di forza in questi momenti difficili, affermando: “Credo nella forza che ognuno di noi ha dentro, anche quando non la vediamo. Non penso a un Dio esterno, ma a una forza interiore che bisogna rispettare.” La sua visione del mondo è influenzata da credenze buddiste che lo hanno aiutato a trovare coraggio nei momenti di difficoltà, un tema ricorrente nella sua vita.


La sua relazione con Andreina, la sua dolce metà, è un altro capitolo importante della sua vita: “Una sera di luglio, prima del mio primo ritiro con il Vicenza, le chiesi un anello come pegno. Tornai e glielo ridiedi, ci siamo fidanzati quella stessa sera. Andreina mi ha sempre seguito, aiutandomi a sentirmi a casa.” Questa connessione profonda ha dato a Baggio una stabilità emotiva che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera.

Nel 1990, il trasferimento da Fiorentina a Juventus ha rappresentato un punto di svolta nel suo cammino, segnato da tensioni e polemiche. “Firenze ribolliva. Piangevo come un bambino. Non avrei mai voluto essere venduto, mi sentivo in colpa”, ha ricordato. L’intenso legame con i tifosi fiorentini ha reso questa transizione ancora più complessa.

Relazioni e nostalgie calcistiche

Baggio ha anche riflettuto sui suoi celebri compagni di squadra, dedicando parole di affetto ad Alessandro Del Piero: “Parlavamo in dialetto veneto negli spogliatoi. Questo ci ha avvicinato, e accade ancora oggi quando ci incontriamo.” Ogni menzione di Ronaldo ha portato un’espressione di empatia, soprattutto per gli infortuni che lo hanno limitato: “Ho sofferto molto per lui. Era un talento immenso, qualcosa di raro.” Inoltre, la sua stima per Diego Maradona è palpabile, con ricordi di momenti condivisi che attestano la grandezza di entrambi.

Riguardo alla situazione attuale del calcio italiano, Baggio ha espresso preoccupazione: “Ci sono molte cose da sistemare. I ragazzi non giocano più per strada, e in Serie A ci sono pochi italiani. Se dobbiamo cercare giocatori altrove e naturalizzarli, significa che non siamo riusciti a trovare talenti italiani pronti.” La sua visione è chiara: “Dobbiamo creare una formula che incoraggi veramente l’uso dei giovani italiani. Il talento c’è, ma è necessario riconoscerlo e proteggerlo.” Una riflessione che trova risonanza nel cuore di ogni appassionato della Serie A.

La sua voce, ricca di esperienza, continua a rappresentare non solo un legame con il passato, ma anche un faro per il futuro del calcio italiano. I suoi insegnamenti sulla fede, l’amore e la perseveranza risuonano come una lezione per le nuove generazioni.

Fonti: Corriere della Sera, Getty Images.

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