Il Mattino: «Giordano: “Napoli una favola, lo scudetto del 1987 il giorno più bello della mia vita”»
Bruno Giordano compie settant’anni e ripercorre una carriera segnata da gol, successi e soprattutto dal profondo legame con Napoli. In un’intervista concessa a Il Mattino, l’ex attaccante racconta gli inizi, l’amicizia con Diego Armando Maradona, il primo storico scudetto azzurro e i momenti più significativi della sua vita dentro e fuori dal campo.
Il Mattino ripercorre così la storia di uno dei protagonisti del grande Napoli degli anni Ottanta, capace di costruire con Maradona un rapporto che andava ben oltre il terreno di gioco.
Allora Bruno Giordano, se si volta indietro cosa guarda?
«Vedo un ragazzo nato e cresciuto a Trastevere, quartiere giallorosso e anche un po’ laziale, con addosso una passione sfrenata e l’ambizione di arrivare ad alti livelli».
Il calcio sopra ogni cosa?
«Calcio e famiglia, con me al centro. Diciamo il calcio per la prima metà della mia vita, poi la famiglia con moglie, figli, nipoti. Di questi tempi, a livello umano è bello raccontare certe cose, momenti indimenticabili, e allo stesso tempo tenere la famiglia unita. Sempre tutti insieme».
Come il suo Napoli. Era più uno squadrone o una famiglia allargata?
«Era un gruppo di veri uomini illuminato da un condottiero inarrivabile».
Napoli era nel destino.
«L’ultimo periodo alla Lazio non fu esaltante. Rimasi fuori parecchio tempo per un brutto infortunio, lottavamo per non retrocedere: rientrai in squadra contro gli azzurri e feci gol dopo un minuto».
Le volle Maradona da queste parti?
«A tutti i costi. Da avversari me lo chiese un paio di volte. E poi ero un pupillo di Allodi: capii che stava costruendo qualcosa di eccezionale e accettai subito».
L’AMICIZIA CON MARADONA
Uno dei passaggi più personali dell’intervista pubblicata da Il Mattino riguarda proprio il rapporto con Diego, nato prima ancora dell’esperienza condivisa con la maglia azzurra.
C’era già amicizia con Diego?
«Verissimo. Ci conoscemmo nel ’78, era in tournée con l’Argentina in Italia. Chiamò per chiedermi consigli su un locale dove poter andare a mangiare e bere dopo la partita. Lo raggiunsi con Manfredonia e passammo la serata insieme».
L’inizio di una storia?
«Proprio così. Quando mi ruppi una gamba, arrivò un suo telegramma da Barcellona. Non ci eravamo mai persi di vista».
Oggi quanto le manca quel suo amico Maradona?
«Tantissimo».
«NAPOLI? UNA FAVOLA FELICE»
1985, nel pieno della maturità finalmente la chiamata del Napoli.
«Cinquemila tifosi ad aspettarmi sotto la sede del club in piazza dei Martiri, e chi se li scorda? Me lo sentivo che avrei fatto bene».
Cosa ha rappresentato Napoli nella vita di Giordano?
«Una favola. Una favola felice che ho vissuto e goduto per intero. E che ho avuto la fortuna di avere tra le mani».
LO SCUDETTO DEL 1987
Nel racconto raccolto da Il Mattino, inevitabile il ritorno al 10 maggio 1987, giorno del primo scudetto della storia del Napoli.
10 maggio 1987.
«Il giorno più bello della mia vita. Quella domenica era la festa della mamma, io l’avevo persa da poco e aver raggiunto il traguardo più importante della carriera proprio in quel giorno fu un’emozione enorme che mi portai dietro per giorni. La partita, il trionfo, d’accordo… ma la notte della vigilia svegli in ritiro e i tifosi che nel tragitto da Soccavo allo stadio volavano sui tetti delle auto per scortarci, sono ricordi e fotografie indelebili».
Un anno dopo arrivò anche il giorno più brutto.
«Lo scudetto perso… non si doveva arrivare a quel punto, ci sentimmo traditi e non sapemmo fronteggiare l’emergenza. Alla sfida con il Milan ci presentammo acciaccati, Bagni e Romano giocarono sotto infiltrazione, io stavo bene però venni spedito in panchina».
I RIMPIANTI E LA COPPA DEI CAMPIONI
Qualche rammarico, l’Italia ad esempio?
«Ho fatto parte dell’Under 21, dell’Olimpica e della Nazionale maggiore per nove anni, 28 presenze e 9 reti, ma la mia è stata una generazione di fenomeni a livello di attaccanti, andate a rileggervi i nomi. Anche la Champions League è stata un rammarico».
Ovvero la vecchia Coppa dei Campioni.
«Già. Contro il Real Madrid uscimmo per inesperienza, eppure nella gara di ritorno al San Paolo si stava compiendo il miracolo».
IL GOL ALLA JUVENTUS
Tra le tante reti realizzate in carriera, Giordano sceglie quella contro la Juventus nella stagione dello scudetto. Un ricordo che, come emerge dall’intervista de Il Mattino, conserva ancora oggi un posto speciale.
Il gol più bello da raccontare ai nipotini?
«Per fortuna ne ho fatti un bel po’ ma scelgo sempre quello alla Juventus nell’anno dello scudetto».
Alt. 9 novembre 1986, il Napoli pose fine al dominio bianconero e lei era in campo, da protagonista.
«C’era tutta Napoli. Il vecchio Comunale quella domenica accolse almeno quarantamila napoletani. Un minuto dopo il nostro 1-1, corner di Diego e spizzata di Renica di testa. Sul secondo palo ci sono io che faccio gol al volo in mezza rovesciata, il resto non vi dico… l’aeroporto di Torino requisito dai tifosi con Mario Merola che cantava al megafono».
NAPOLI RESTA LA SECONDA CASA
A settant’anni, Giordano non immagina una vita lontana dalle sue due grandi passioni: il calcio e la famiglia.
Guardiamo avanti, si riparte da 70.
«Mi vedo sempre a seguire il calcio e con molto tempo da dedicare alla famiglia: le due ragioni essenziali della mia vita».
Ci si vede a Napoli?
«Ovvio, è sempre la mia seconda casa».
Un legame rimasto intatto dopo decenni. Il Mattino restituisce così il ritratto di un Bruno Giordano che, arrivato ai settant’anni, continua a considerare Napoli una parte fondamentale della propria storia: la città della «favola felice», dello scudetto e dell’amicizia indimenticabile con Maradona.
