De Laurentiis e Conte verso il terzo sì. Ma la società deve essere ripensata
La quindicesima vittoria stagionale del Napoli lascia dietro di sé una domanda inevitabile: se solo Antonio Conte poteva ribaltare una partita compromessa dagli errori di Buongiorno e Juan Jesus, il club può davvero fare a meno di lui? È il quesito centrale sollevato da Antonio Corbo su Repubblica Napoli, che fotografa un rapporto complesso, fatto di necessità reciproche, tensioni sotterranee e convenienze incrociate.
Dopo 21 mesi di contratto, con 16 ancora da consumare e una stagione tormentata ormai agli sgoccioli, nessuno può dire fino a che punto Conte e De Laurentiis riescano a sopportarsi. Come scrive Repubblica Napoli, a firma di Antonio Corbo, si può solo immaginare una convivenza logorata dalla fatica, forse dall’insoddisfazione, ma tenuta in piedi dall’interesse comune. Conte non aveva alternative migliori, De Laurentiis ha ritrovato stabilità e tempo per occuparsi di stadio e centro sportivo. Apparentemente, dunque, il rapporto è solido. Apparentemente.
Non è la prima volta che si arriva a un bivio. Il 26 maggio scorso, prima dell’udienza dal Papa e mentre Torino guardava a Conte come possibile erede juventino, la separazione sembrava vicina. Poi il Lungomare, i 200mila tifosi, una festa mondiale. Un pomeriggio che, come ricorda Antonio Corbo su Repubblica Napoli, ha cambiato tutto. Oggi la domanda torna: c’è spazio per un terzo anno insieme?
I motivi del sì sono evidenti. Nell’emergenza, Conte si è rivelato il miglior tecnico possibile. A Marassi non ha diretto la partita, l’ha giocata. Ha stravolto il copione: addio palleggio, via al calcio verticale, palla lunga su Hojlund per scavalcare il Genoa. Una scelta di coraggio puro, da testa o croce. La squadra si è riconosciuta nella sua furia, nella sua energia. Conte è un chirurgo d’urgenza: rimette in piedi uomini stremati, indovina i momenti, alterna ferocia e protezione. Come sottolinea ancora Repubblica Napoli di Antonio Corbo, il teatro è il suo mestiere: il silenzio non porta scudetti, la recita sì.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Conte vuole essere allenatore e manager, ma secondo Corbo manca della freddezza necessaria per guardare oltre l’immediato. Il caso Lucca è emblematico: fortemente voluto, strappato all’Udinese a condizioni onerose, poi di fatto respinto. Oggi segna in Premier con il Nottingham Forest ed è già idolo del City Ground. Gli acquisti del biennio lasciano perplessità: Beukema entra ed esce, i nuovi non spostano gli equilibri, mentre viene confermato il valore di chi c’era già.
C’è poi il nodo della preparazione atletica. Il Napoli rischia di chiudere la stagione senza una spiegazione chiara per il record di infortuni muscolari. La bravura di Conte copre tutto, rimedia, ma non chiarisce. Perché tanti stop? Perché recuperi così lenti? Come evidenzia Antonio Corbo su Repubblica Napoli, prima o poi De Laurentiis dovrà pretendere risposte.
Infine, le decisioni strutturali. Il Napoli va ripensato per tornare club virtuoso. Operazioni come Lukaku – 31 milioni a 31 anni con ingaggio da top – non possono diventare la norma. Serve una squadra più giovane, ingaggi sostenibili, una mente tecnica che scelga ruoli e profili. Se Conte resta, la seconda conferma sarà delicatissima. Giovanni Manna, finora rimasto nel tritacarne con poca autonomia, avrà davvero lo spazio per dimostrare visione e valore? È questo il punto. E la risposta, come conclude Repubblica Napoli, non può più essere rimandata.
