Il degrado del lungomare di Napoli: un viaggio in bianco e nero.

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Il lungomare di Napoli in bianco e nero è un’immagine che rievoca atmosfere d’altri tempi, quasi un artefatto cinematografico di un’epoca passata. In realtà, osservando i lavori di restyling lungo via Nazario Sauro e via Partenope, si può notare una pavimentazione in pietra lavica etnea che, per la sua monocromia, trasmette una sensazione di pesantezza visiva. L’unico elemento a contrastare questa distesa scura è la segnaletica stradale, sottolineando una scelta progettuale che lascia a desiderare per la vivacità della città.

La lingua scura di via Nazario Sauro

La situazione si complica ulteriormente con l’arrivo delle prime ondate di calore: già a fine maggio, la pavimentazione scura di via Nazario Sauro mostra il suo lato problematico. La pietra lavica, infatti, ha la caratteristica di accumulare calore e di disperderlo lentamente. Questa particolare condizione trasforma il lungomare in una sorta di forno, aumentando il disagio per i pedoni e provocando malessere nei giorni più assolati.

Inoltre, il restyling del lungomare sembra ignorare il fattore verde, un aspetto essenziale in una città che, nella sua storia, ha sempre avuto spazi verdi significativi. Un esempio emblematico è la già citata Piazza Municipio, che un tempo era un giardino lussureggiante. Oggi, tuttavia, essa è caratterizzata da una pavimentazione grigia e sterile, con scarsi alberi a fare ombra. Una visione decisamente triste per un luogo che dovrebbe rappresentare la bellezza della città.


Occasioni sprecate per il lungomare di Napoli

Ci aspettiamo un numero maggiore di aiuole e spazi verdi nel progetto per il lungomare, ma la realtà è ben diversa. In via Nazario Sauro, l’unica aiuola presente è piccolissima e si perde nel panorama di pietra scura. A via Partenope, i lavori sono ancora in corso, ma le prime impressioni non lasciano presagire spazi verdi sufficienti a garantire un’oasi di frescura per i cittadini e i turisti. La mancanza di aree verdi rende il lungomare un percorso poco allettante durante le calde giornate estive.

Non possiamo dimenticare che Napoli, malgrado le carenze attuali, ha esempi di verde urbano che funzionano. Prendiamo ad esempio il tratto iniziale di via Chiaia, in prossimità di Piazza dei Martiri. Qui, la fila di alberi riesce a offrire un respiro di frescura anche durante le ore più calde. Questi sprazzi di verde, seppur limitati, dimostrano che un bilanciato inserimento della natura nel contesto urbano è possibile.

La gestione e progettazione degli spazi pubblici dovrebbero essere guidate dalla conoscenza e dall’esperienza di chi vive quotidianamente la città. La bellezza di Napoli non può essere apprezzata solo attraverso le finestre delle auto o come spettatori distratti in viaggio. È fondamentale che vengano presi spunti da zone già esistenti e che dimostrano come il verde possa trasformare radicalmente l’esperienza urbana.


Infine, è preoccupante osservare i render affissi nei cantieri di via Partenope, che mostrano una visione del lungomare priva di riferimenti al verde. La posa della pietra lavica etnea, chiaramente più sottile rispetto ai basoli vesuviani, non sembra sostenibile senza un adeguato bilancio con elementi naturali. La progettazione dovrebbe porsi l’obiettivo di favorire una vivibilità che attualmente appare trascurata, allontanando ulteriormente i cittadini dal lungomare.

Le scelte progettuali che vengono fatte oggi potrebbero influenzare notevolmente la vivibilità futura della città. È essenziale, per questo motivo, che il nostro impegno per il verde e per la bellezza urbana non venga mai meno. Solo così Napoli potrà recuperare il suo fascino e restituire ai suoi abitanti un lungomare degno della sua storia.

Fonti: Comune di Napoli, Assessorato all’Urbanistica, Progetti di riqualificazione urbana, e altri documenti ufficiali sul restyling del lungomare.

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