Ferretti: «Nessun metodo certo per spiegare i 37 infortuni del Napoli. De Bruyne? Cinque mesi sarebbero un ottimo recupero»

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L’emergenza infortuni in casa Napoli finisce sotto la lente degli esperti. A intervenire, nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra” su Stile TV, è stato Andrea Ferretti, ex responsabile medico della Nazionale italiana, che ha analizzato il dato dei 37 stop stagionali che hanno condizionato il cammino degli azzurri.

«Non c’è un metodo scientifico per capire dove si è sbagliato nel Napoli con questi 37 infortuni», ha spiegato Ferretti. «Di solito, quando succedono queste cose e ci sono delle annate in cui una squadra può essere bersagliata dagli infortuni, a fine campionato si fa un’analisi e si cerca di capire il motivo. Si vede se esistono analogie tra gli infortuni oppure se tutto può essere attribuito al caso e poi si prende atto».

Un lavoro che, come sottolinea l’ex medico azzurro, si svolge a posteriori: «Di solito quindi a fine anno si fa un’analisi e si cerca di capire il motivo di tanti infortuni».

Ferretti, che ha avuto Conte come calciatore in Nazionale, ha poi toccato un tema chiave nella prevenzione: «Una delle poche evidenze che si ha nel rischio di infortunio dell’atleta è il suo storico. Cioè, un giocatore che ha avuto un infortunio ha una probabilità estremamente più alta di averne altri a breve termine. Si instaura un circolo vizioso di rischio che fa sì che un giocatore che viene fuori da un infortunio sia vulnerabile».

Il calendario e le esigenze di risultato possono incidere: «Se le esigenze agonistiche fanno sì che si debba accelerare il recupero – e accade in tutte le squadre di calcio – il rischio aumenta. Il rischio fa parte del lavoro del medico sportivo, per cui sono vicino ai colleghi di Napoli che quest’anno hanno fatto fronte a un’emergenza che raramente si vede. Il lavoro del medico di squadre è molto difficile».

Focus poi sui singoli casi. Sulla tendinopatia di McTominay, Ferretti è chiaro: «La permanenza in campo non ha inciso, sulla patologia tendinea qualche minuto in più non sposta più di tanto».

Infine, il capitolo De Bruyne e i tempi di recupero: «Se rientrasse a metà marzo sarebbero cinque mesi dall’infortunio e sarebbe un ottimo recupero, perché cinque mesi sono il minimo sindacale. Se si recupera in cinque mesi vuol dire che si è fatto un ottimo lavoro».

Parole che offrono una chiave di lettura tecnica a una stagione segnata dagli stop fisici, con il Napoli chiamato a fare i conti non solo con gli avversari, ma anche con un’infermeria troppo spesso affollata.

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