Napoli, Lo Monaco attacca: «Mercato sbagliato, arbitri inadeguati. Il VAR ha creato solo confusione»
NAPOLI – Pietro Lo Monaco non usa mezzi termini. Intervenuto ai microfoni di Radio Tutto Napoli, il direttore sportivo ha analizzato il momento del Napoli, toccando temi caldi: dagli obiettivi stagionali al mercato estivo, fino al sistema arbitrale e al ruolo del VAR.
Obiettivi cambiati, ma la rotta è chiara
Secondo Lo Monaco, il Napoli ha inevitabilmente rimodulato le proprie ambizioni:
«Prima si parlava di Scudetto, ora l’obiettivo è restare nei primi quattro. Il senso però non cambia: ogni partita va giocata per vincere. Quella di domenica è fondamentale. Poi si potrà guardare al risultato di Roma-Juventus, ma non sarà decisivo».
La qualificazione in Champions League resta dunque il traguardo minimo, in una corsa che si preannuncia serrata fino all’ultima giornata.
Mercato estivo sotto accusa
Più netta la posizione sulla costruzione della rosa. Lo Monaco parla apertamente di errori:
«Bisogna essere onesti: è stata sbagliata la campagna acquisti estiva. Sono stati spesi soldi importanti per giocatori che non si sono rivelati valori aggiunti».
Il riferimento è chiaro: «Lang, Lucca, lo stesso Beukema che aveva fatto bene a Bologna e ora non sta rispettando le aspettative».
Per Lo Monaco, le difficoltà non si fermano al campo: «Gli infortuni chiamano in causa non solo lo staff medico, ma anche la preparazione. Una società che vuole stare stabilmente ai vertici europei deve avere un centro medico e uno staff all’altezza».
Arbitri e VAR nel mirino
Durissimo anche il giudizio sulla classe arbitrale:
«La nostra classe arbitrale è scarsa, inadeguata. Il VAR ha solo ingigantito i difetti. L’arbitro si appoggia allo strumento e perde capacità di giudizio».
E sulla possibilità di un VAR “a chiamata” la posizione è ancora più radicale:
«Non si giocherebbe più a pallone. Abbiamo creato solo confusione. Le partite non durano più 90 minuti ma 100 e oltre. Il calcio lo stiamo stravolgendo inutilmente».
Giovani e sistema Italia
Infine, una riflessione sul talento e sulla gestione dei giovani:
«In Italia abbiamo paura di far giocare i ragazzi. La colpa è della classe dirigenziale che trasferisce pressioni agli allenatori. Si preferisce affidarsi ai grandi per stare tranquilli. C’è immobilismo. Va svegliato il calcio, altrimenti siamo morti».
Parole forti, che aprono un dibattito su programmazione, merito e riforme strutturali. Il Napoli, nel frattempo, è chiamato a dare risposte sul campo. Ma fuori, le crepe del sistema restano evidenti.
