Napoli, Vergara si racconta: «La maglia non mi pesa. Con Conte sono cresciuto»

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Antonio Vergara vive uno dei momenti più intensi della sua giovane carriera e lo racconta senza filtri. Intervenuto ai microfoni di Radio CRC, l’attaccante del Napoli ha parlato dei gol segnati, del rapporto con Antonio Conte e del significato profondo che per lui ha indossare la maglia azzurra.

Le reti realizzate contro Chelsea e Fiorentina restano immagini vive. «In quei momenti non penso a dedicare il gol a qualcuno – spiega Vergara – sono semplicemente felice di aver segnato. Contro il Chelsea ero incredulo, è stata un’esplosione. Con la Fiorentina è stato ancora più bello perché abbiamo vinto ed ho esultato insieme ai tifosi del Maradona».

Il legame con il territorio è fortissimo. «Sono nato a Frattaminore, cresciuto a Frattamaggiore e ora vivo a Orta. Giocare per il Napoli è come giocare per la mia gente», racconta Vergara soffermandosi su un aspetto spesso sottovalutato: il peso della maglia. «Questo peso io non lo sento. Ogni volta che la indosso è come se la mettessero altre diecimila persone insieme a me. È come se il peso si dividesse».

Sul piano tecnico, Vergara spiega di sentirsi finalmente nel suo ruolo ideale. «Quest’anno ho giocato trequartista e mi trovo bene. Ho fatto anche il quinto e la mezzala, ma sulla trequarti mi sento a mio agio. Con Conte sono migliorato molto, lavoriamo tanto su cosa fare dal punto di vista tattico».

Parlando dello spogliatoio, il classe 2003 sottolinea l’importanza dei rapporti umani. «Fuori dal campo mi frequento con diversi compagni, abbiamo un ottimo rapporto nello spogliatoio e anche fuori». Dal punto di vista tattico, invece, il riferimento è chiaro: «Mi trovo molto bene con Giovanni Di Lorenzo. Ringraziando Dio, l’infortunio del capitano non è così grave».

Il gruppo funziona anche oltre le differenze linguistiche. «Nello spogliatoio ci capiamo anche parlando lingue diverse. C’è grande rispetto e ci aiutiamo a vicenda».

Sul tema dei calci piazzati, Vergara guarda al futuro con serenità. «In allenamento mi fermo per provare le punizioni, anche dieci o quindici volte. Magari a 23 anni non mi riesce, ma non è detto che a 29 non possa migliorare. Non è una svolta, è un momento del mio percorso».

Il rapporto con Antonio Conte emerge anche da un piccolo retroscena. «A inizio anno mi disse: “Antò, sei bravo, sei forte, però devi sempre stare attaccato con la testa perché ogni tanto la stacchi”. Mi aiuta molto sotto questo punto di vista, anche su come non perdere palloni nella mia zona di campo».

Infine, il messaggio ai tifosi. «Venite allo stadio perché si sente la differenza quando siamo in tanti. Soprattutto in trasferta». Parole semplici, dirette, che raccontano un ragazzo cresciuto all’ombra del Vesuvio e oggi pienamente dentro il Napoli.

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