LA STORIA E LA RETORICA DELL’ATTACCAMENTO ALLA MAGLIA

La teoria autoctona, così dilagante, applicata al calcio è certamente romantica e struggente in linea emotiva, ma è altresì superficiale, banale e onestamente estenuante.

luoghi comuni e stucchevoli clichè.

Di: Ramon Burra per Napoletanosinasce.com

La teoria autoctona , così dilagante, applicata al calcio è certamente romantica e struggente in linea emotiva, ma è altresì superficiale, banale e onestamente estenuante.

La filastrocca dei “giocatori nati nella stessa città della squadra di appartenenza che sudano la maglia, sputano sangue, danno forza, cuore e grinta…” – mode on – è una favoletta avvincente, persino ipnotica ma senza dubbio retorica e resa obsoleta dalla storia.

Le squadre che hanno segnato le Epoche nel c alcio avevano giocatori stranieri nei ruoli chiave.

“Il Milandisacchi” era nella colonna vertebrale di Gullit-Rijkaard e Van Basten.

La Juve di Lippi aveva il numero 10 più forte del momento, Campione d’Europa e del Mondo, Zizù Zidane, e davanti a lui c’era David Trezeguet che segnava come un distributore automatico.

E questo senza contare dietro la diga verticale di Davids e Montero. Dell’Inter del “Triplete” manco a parlarne, per trovare un solo italiano bisognava far alzare Materazzi dalla panchina. E ancora: che ne sarebbe della Juventus attuale senza Tevez, Pogba e Vidal?

E sorvolo, volutamente sul Napoli di Maradona perchè qui si parla di calcio e non di religione.

Ma non pensiate sia solo una vicenda italiana. In Spagna, Nazione dall’altissimo senso di appartenenza, il mitico Real Madrid Anni 80 de “la quinta del Buitre”, vicino a Emilio Butragueno ci mise prima Valdano e poi il bomber messicano Hugo Sanchez. Facevano vagonate di gol .

E i Blancos hanno proseguito sulla strada della gloria vincendo la “novena” e la “decima” diventando Galacticos in un periodo aureo in cui sono sfilati in rosa Zidane, Ronaldo, Beckham, Figo, fino ai giorni nostri con Higuain, Benzema, Di Maria, Bale e Cristiano Ronaldo.

E dall’altro lato i “canteristi” del Barcellona, quelli che hanno inventato l’orgoglio catalano creando per primi una scuola indigena, pensate che abbiano attinto a forze ispaniche negli anni leggendari? Il Barcellona elegante e suadente campione d’Europa degli Anni 90 era allenato da Cruijff ed in avanti aveva Romario-Laudrup e Stoichkov.

E l’attuale Barca degli “Illegali” , quello irripetibile che ha segnato profondamente il calcio planetario vincendo tutto, credete che sarebbe stata la stessa squadra UNIVERSALE se non avesse avuto nelle stagioni epiche: Henry, Eto’o, Mascherano e soprattutto Messi!?

Come si evince chiaramente non è stata certo la cultura autoctona a dirigere il vapore del pallone nei decenni. E non lo sarà in futuro.

Il senso di attaccamento , la mentalità vincente, il carattere, il cuore, l’anima, la grinta, il sentimento di appartenenza, non la conferiscono di certo una carta di identità o un luogo di nascita.

E quantunque siano certamente connotati virtuosi , se non vengono supportati da adeguate integrazioni specifiche e ben altri elementi o fattori pregnanti che muovono le corde intime del pallone, rischiano – anche nelle migliori e più suggestive iperboli – di derubricarsi in luoghi comuni e stucchevoli clichè.