La guerra inizia molto prima della prima bomba che esplode.

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L’Arcivescovo Domenico Battaglia: Un Appello alla Pace

Napoli. L’arcivescovo Domenico Battaglia ha lanciato un duro appello contro la guerra e il commercio di armi in una lettera aperta, denunciando chi trae profitto dai conflitti. Con parole forti e dirette, si rivolge ai cosiddetti “mercanti della morte”, sottolineando come la guerra non inizi con il primo colpo, ma radici molto più profonde.

Nel suo messaggio, Battaglia evidenzia che il conflitto comincia nel momento in cui «il fratello diventa un ostacolo» e miscela il dolore con il richiamo alla responsabilità morale di chi alimenta la guerra. Scrive: «Il povero diventa irrilevante, la compassione è giudicata ingenua», e aggiunge che l’economia smette di servire la vita per volgere verso la violenza.

Queste forti parole non derivano da un mero esercizio diplomatico, ma scaturiscono «dalla ferita» presente nella società. L’arcivescovo si rivolge a coloro che speculano sulla sofferenza umana con frasi incisive: «A voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo definisce scandalo».


Le Notti Oscure della Guerra e il Richiamo alla Responsabilità

Battaglia scrive «da questa terra che trema», una terra perturbata non solo dalla povertà e dal dolore dei bambini, ma anche dal rumore delle armi vendute da chi sfrutta il conflitto per profitto. Le sue parole risuonano con una potenza biblica, evidenziando che il mondo sembra ripetere «il linguaggio di Caino», chiedendo: “Sono forse io il custode di mio fratello?”.

La risposta a questa domanda, secondo l’arcivescovo, è inequivocabile: «Sì, lo siamo. Lo siamo tutti». Colui che contribuisce alla macchina della guerra ha una colpa maggiore: ha scelto di voltare lo sguardo e trarre profitto dalla sofferenza altrui.

In questo contesto, Battaglia descrive le “notti” del nostro tempo, segnate da conflitti e distruzione, in cui «il cielo non consola e la terra rimanda solo macerie». Ma in queste tenebre, il messaggio evangelico di speranza resiste, affermando che «nessun uomo è nato per essere bersaglio, e nessun bambino deve vedere il proprio destino ridotto a polvere».


Pace e Sicurezza: Un’Amara Realtà

Per Battaglia, la pace è la «forma più alta della forza», un concetto che contrasta con la logica perversa della geopolitica contemporanea. Critica chi scommette su frontiere e rancori, etichettando la paura come pace e il dominio come ordine. Le sue parole pongono interrogativi scomodi su come la società definisce sicurezza: è solo una minaccia permanente camuffata da ordine.

L’arcivescovo sottolinea che «non c’è sicurezza dove si semina morte» e che «non c’è futuro dove si educano i giovani al sospetto». La giustizia sembrerebbe un miraggio se la ricchezza di pochi si fonda sul lutto di molti. Queste affermazioni portano a riflessioni profonde sul ruolo della comunità globale nell’affrontare il ciclo della violenza.

Il monito finale è netto e chiaro: «Non ci sarà pace finché la guerra resterà un investimento accettabile». Un avvertimento che invita a riconsiderare le scelte avvallate da molti Stati e istituzioni che continuano a finanziare e alimentare conflitti armati.

Questo messaggio risuona nel cuore di chiunque creda nel potere della pace come strumento di unione e progresso, richiamando l’umanità a una responsabilità collettiva per cercare di garantire un futuro migliore e più sicuro per le generazioni a venire.

Il richiamo dell’arcivescovo Battaglia risuona come un’eco nei cuori dei cittadini: è tempo di risvegliare le coscienze e agire per una società in cui il rispetto dell’umanità e la promozione della pace diventino un valore condiviso.

Sources:
– Vatican News
– Avvenire
– La Repubblica

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