Corriere dello Sport: “Napoli, lo stadio in perdita. Settanta milioni in meno nei ricavi”
Il tema delle infrastrutture torna centrale nella geografia del calcio italiano. Come evidenzia Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, il panorama nazionale si muove con decisione verso stadi di proprietà, tra progetti avviati e cantieri pronti a partire. Fabio Mandarini del Corriere dello Sport sottolinea come Milano e Roma abbiano già tracciato una linea chiara, con i lavori per i nuovi impianti previsti entro il 2027, mentre anche la Lazio ha presentato il proprio progetto per il Flaminio.
In questo contesto, Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport racconta la posizione del Napoli, campione d’Italia in carica, ancora privo di certezze su stadio e centro sportivo. Il club azzurro, guidato da Aurelio De Laurentiis, lavora da tempo su possibili aree per la nuova arena, ma senza aver ancora individuato una soluzione definitiva. Parallelamente, procede anche la riflessione sul centro sportivo, altro tassello fondamentale per consolidare la crescita.
Il dato più significativo, come rimarca ancora Fabio Mandarini del Corriere dello Sport, è il paradosso economico: il Napoli ha costruito un modello vincente senza impianti di proprietà. In 21 anni di gestione, De Laurentiis ha trasformato il club in una realtà stabile e competitiva a livello europeo, con ricavi passati dai 49 milioni del 2022 agli oltre 100 milioni attuali. Il brand ha raggiunto i 240 milioni di valore secondo Brand Finance, mentre l’espansione internazionale ha coinvolto mercati come Cina, Corea e Stati Uniti.
Eppure, il limite resta evidente. Fabio Mandarini, ancora sul Corriere dello Sport, evidenzia come il Maradona, pur registrando il tutto esaurito, garantisca entrate comprese tra i 30 e i 35 milioni, ben lontane dal potenziale di uno stadio moderno. Una forbice che potrebbe arrivare a superare i 100 milioni, considerando servizi premium, hospitality e attività commerciali integrate.
Il rischio, oggi, è quello di un nuovo gap competitivo. Come sottolinea Fabio Mandarini del Corriere dello Sport, il salto infrastrutturale di milanesi e romane potrebbe ridisegnare gli equilibri. Il Napoli, che negli ultimi anni ha alzato il livello anche sul mercato, passando dagli investimenti sui giovani a quelli su profili affermati come De Bruyne, Lukaku e McTominay, deve ora completare il percorso anche fuori dal campo.
La questione stadio resta complessa. I rapporti con il Comune non hanno portato a un’intesa sul Maradona, con le istituzioni impegnate autonomamente nella riqualificazione per Euro 2032. Il Napoli, invece, guarda altrove: prima l’area Caramanico, poi l’ipotesi dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio. Soluzioni ancora in fase embrionale ma indicative della direzione.
A chiarire il quadro è stato anche il dg dell’Area Business Tommaso Bianchini:
“Il Napoli, senza uno stadio di proprietà, perde più o meno settanta milioni. Penso agli SkyBox, ai posti corporate, a esperienze immersive con tour dedicati ai tifosi ma anche a un food and beverage più accurato, agli store ed altre attività che renderebbero l’impianto costantemente vivibile. Finora il club sta facendo miracoli con grandi risultati legati al brand, ma a un certo punto la crescita si fermerà: il Napoli ha bisogno di uno stadio per restare competitivo”.
Una fotografia lucida, che Fabio Mandarini del Corriere dello Sport restituisce come sintesi perfetta del momento: il Napoli ha raggiunto l’élite, ma per restarci serve l’ultimo passo strutturale.
