Bianchi e Vavassori, cuori divisi tra Bergamo e Napoli: «Qui ho trovato casa»
Bergamo e Napoli, due città lontane geograficamente ma unite da storie che sanno di calcio e appartenenza. Il Mattino racconta i percorsi di Ottavio Bianchi e Giovanni Vavassori, uomini del Nord che hanno trovato nel Sud la loro seconda casa.
Ottavio Bianchi, classe 1943, è l’allenatore del primo scudetto azzurro e dell’unica Coppa Uefa (1989). Nato a Brescia e residente a Bergamo, considera Napoli la sua vera casa: «È stata la migliore scuola di vita che potessi avere». Un legame che va oltre il campo: Agropoli, Pompei, Vietri sul Mare – dove è stato nominato cittadino onorario – sono tappe di un rapporto mai interrotto.
Bianchi vive a Città Alta, rifugio anche negli anni intensi e talvolta turbolenti sulla panchina azzurra. Guidava una squadra di fuoriclasse, ma non furono solo gioie. Dopo lo scudetto sfumato nel 1988, arrivò persino un comunicato dei giocatori contro di lui, poi rientrato. Un anno più tardi conquistò la Coppa Uefa e salutò Napoli. Rimane l’uomo che portò il primo tricolore all’ombra del Vesuvio, forte della conoscenza dell’ambiente maturata anche da ex calciatore azzurro. «Dobbiamo indossare l’elmetto e non pensare a quanto accade intorno a noi», ripeteva.
L’amore per Napoli è rimasto intatto, anche se Bianchi non è più tornato a Fuorigrotta, teatro del 10 maggio 1987, il giorno dello scudetto.
Diversa ma altrettanto intensa la storia di Giovanni Vavassori, classe 1952, nato ad Arcene, vicino Bergamo. Difensore promettente, seguito dal ct Valcareggi in vista del Mondiale del ’74, vide la sua carriera spezzarsi il 3 marzo di quell’anno a Genova per la rottura del legamento crociato, in un’epoca in cui le tecniche chirurgiche non offrivano le attuali garanzie. In quei giorni difficili scoprì l’affetto dei tifosi e l’amore di Nella, la donna napoletana che avrebbe sposato.
Vavassori tornò in campo dieci anni dopo, con il Campania in Serie C, e poi intraprese la carriera da allenatore, coltivando il sogno di sedersi sulla panchina del Napoli quando il club ripartì dalla terza serie nel 2004. Sogno rimasto tale, ma non il legame con la città. Ha scelto di vivere a Chiaia, dove viene ancora riconosciuto dai tifosi. Un portiere di via de’ Mille conserva album Panini con le sue figurine ingiallite, memoria di un tempo che non si cancella.
Due uomini, due percorsi, un’unica maglia sentita come seconda pelle. Nord e Sud che si incontrano, si sfiorano e si scelgono. Per Bianchi e Vavassori, Napoli non è stata solo una tappa professionale, ma un luogo dell’anima.
