Repice: «Napoli mi emoziona. Koulibaly nel 2018? Come stappare un vino dopo 100 anni»

Repice elogia Kvaratskhelia: "Avrei voluto raccontare il suo Gol in diretta"

Come racconta Il Mattino di Napoli, nell’intervista firmata dalla redazione del quotidiano partenopeo, Francesco Repice non ha bisogno di presentazioni: la sua voce è riconoscibile dopo poche parole. Calabrese di origine, romano di adozione, ma con un dettaglio che lo lega in modo speciale alla città.

«Sono stato concepito al Vomero», precisa Repice a Il Mattino di Napoli, spiegando così quel feeling naturale con il popolo azzurro. «Ci deve già essere qualcosa che ci lega e io risento molto delle influenze mediterranee. Mi trovo molto a mio agio a Napoli».

Domenica sarà al Maradona per Napoli-Roma, partita dal sapore particolare per lui. E lo ammette senza nascondersi:
«Sono tifoso della Roma e lo sanno tutti. Ma quando inizio la radiocronaca quella parte lì di me si spegne. Riferisco ciò che accade in campo senza prenderne parte. È l’unico momento in cui smetto di parteggiare per una squadra. Poi se in campo c’è la Nazionale o una squadra italiana in coppa cambia tutto. E c’è di più…».

Alla domanda sulla sua più grande soddisfazione professionale, Repice risponde ancora, come riportato da Il Mattino di Napoli:
«Per mesi all’Olimpico veniva mostrato il gol di Lulic in coppa Italia contro la Roma sotto c’era la mia radiocronaca: vuol dire che avevo fatto bene il mio mestiere».

Il momento più intenso raccontando il Napoli? Nessun dubbio:
«Non ci sono dubbi. Il gol di Koulibaly contro la Juventus nel 2018».

E spiega il perché con parole cariche di emozione:
«È stato come stappare una bottiglia di un vino buono che era lì da 100 anni, dai tempi di Maradona. Lasciamo stare come sia finito il campionato, quel gol mi emoziona ancora. In quel momento c’era un entusiasmo prorompente nel Napoli di Sarri, era l’espressione del calcio che per di più si manifestava in una squadra del sud. Quel gol, lo sguardo dei tifosi a Torino: sono cose che vanno oltre. In radiocronaca esalto tutte le squadre che vincono e giocano bene a pallone: quel Napoli, come quello dei due titoli con Spalletti e Conte era uno spot per il calcio».

Poi i ricordi degli ultimi due scudetti:
«A Udine nel 2023 ero in hotel con il Napoli, avevo chiesto il permesso a Spalletti. E la mattina dopo lo incontrai a colazione, mi guardò e mi disse “Che è successo?”. Mentre dopo Napoli-Cagliari mi ritrovai in collegamento con Ottavio Bianchi che si ricordò dei nostri primi incontri quando allenava la squadra di Maradona».

Spazio anche alla sua figura pubblica, tra radio, teatro e social:
«Il loro merito è dare un volto alla voce radiofonica. Per questo la gente mi riconosce, è una cosa che mi lusinga molto. Ma i miei profili social li cura una persona esterna. Preferisco tenere una rispettosa distanza».

E ancora:
«Bisogna sempre cercare di volare molto bassi. Altrimenti si rischia di perdere la visione del tutto».

Sul teatro:
«Mi piace molto che le persone vadano a teatro a prescindere dall’andare a vedere me. C’è un contatto diretto tra chi si rende protagonista della diffusione di un evento e il pubblico. E a me piace avere il contatto con le persone».

Infine, la radio, che per Repice resta il cuore di tutto, come ribadito nell’intervista a Il Mattino di Napoli:
«È il più semplice degli strumenti perché non ti costringe a stare seduto davanti al video: la radio ti insegue e ti consente di fare la tua vita. Altro che “Video killed the radio star”, l’avvento dei network ha fatto lievitare l’ascolto della radio».

Una voce che racconta il calcio da decenni e che domenica tornerà a scandire le emozioni del Maradona. Con professionalità. E con un legame speciale che, evidentemente, non si è mai spezzato.

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