Corriere dello Sport: “Una mano Santos”

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Cambia tutto intorno a lui: squadre, allenatori, città, stadi, tifosi. Ma Alisson resta fedele ai suoi principi: famiglia al primo posto e partite da spaccare. Come racconta Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, il brasiliano ha impiegato appena dodici minuti per presentarsi al Maradona: ingresso al 70’, accelerazione bruciante, dribbling secco e destro vincente per il 2-2 contro la Roma. Un biglietto da visita che pesa.

Fabio Mandarini, sul Corriere dello Sport, lo definisce lo “spaccapartite” arrivato dal Portogallo quasi in sordina. Alisson de Almeida Santos, 23 anni, bahiano, figlio d’arte, uno dei due brasiliani sbarcati a gennaio. Velocità nel sangue, imprevedibilità come marchio di fabbrica e quell’attimo fuggente che trasforma un’azione in un lampo decisivo.

Quella alla Roma, al debutto in Serie A con il Napoli, è stata la quarta rete stagionale in corsa: tre con lo Sporting Lisbona, più quella – splendida – realizzata al Maradona. Non la più pesante in assoluto (contro l’Athletic Bilbao firmò il gol che valse l’accesso diretto agli ottavi di Champions), ma certamente fondamentale per il destino azzurro. Nel suo approfondimento, Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport sottolinea anche lo stile: strappi, slalom, progressioni che hanno ricordato, con le dovute proporzioni, il primo Neres.

Alisson ama partire largo, attaccare l’uomo e accendere il ritmo. Se Neres predilige la corsia destra, il nuovo esterno azzurro guarda al mito di Kvaratskhelia per ispirarsi. Curiosa coincidenza: oggi vive proprio nella casa di Posillipo che fu della famiglia Kvaratskhelia. Un passaggio di consegne simbolico.

Meno atteso tra i volti nuovi del mercato invernale, arrivato in prestito con diritto di riscatto (3,5 milioni più 17), Alisson ha lasciato il segno immediatamente. Come evidenzia ancora Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, al 70’ il cambio, all’82’ la festa. E poi gli abbracci verso la tribuna: mamma Aldia in maglia azzurra, il fratello Tanja in bianco. Le sue colonne, insieme al padre Adailton, detto Ady o Messias, ex calciatore giramondo con esperienze tra Finlandia, Arabia Saudita, Libia e Tunisia.

Proprio la Tunisia avrebbe potuto essere la sua nazionale: Alisson ha vissuto lì e possiede la cittadinanza, ma il suo sogno è un altro. Insegue la Seleçao. Lo aveva rivelato sua madre, parrucchiera a Vitoria da Conquista, dopo il trasferimento allo Sporting. Una vita fatta di sacrifici, di dribbling ai problemi economici e di ripartenze continue. Dopo la separazione dei genitori, il ritorno in Brasile e poi il volo in Portogallo, quando ancora il calcio non era il suo mestiere. La madre lavorava come domestica nei pressi dello stadio dello Sporting; anni più tardi, Rui Borges gli ha dato fiducia tra campionato e Champions, ricevendo in cambio tre gol e un contributo decisivo per gli ottavi.

Adesso è toccato a Conte. Buona, anzi ottima la prima. Il Napoli ha trovato un’arma in più per il finale di stagione. E Alisson ha già fatto capire chi è: uno che entra e cambia le partite.

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