Lo sai perché Palazzo d’Avalos si chiama così?

Lo sai perché Palazzo d’Avalos si chiama così?: Singolare è la storia di questo palazzo napoletano perché se inizialmente il suo nome evocava quello si un glorioso guerriero, meno di un cinquantennio dopo,veniva associato a quello di una principessa vittima di un atroce delitto d’onore.

Ma spieghiamoci meglio. I d’Avalos, nobili e stranobili, arrivarono a Napoli in epoca aragonese, vale a dire nei primi decenni del Quattrocento;e non tardarono a scegliere quella che oggi è via dei Mille per edificare il loro palazzo che le cronache del tempo già definivano delizioso.

Perché Palazzo d’Avalos si chiama così?

Ma quali gli eventi collegati a palazzo d’Avalos e al suo crescere in bellezza? Ecco un episodio.

Il 28 febbraio 1525 l’esercito di Carlo V di Spagna, al comando di un don Ferrante d’Avalos marchese del Vasto sgominò l’esercito francese e fece prigioniero il re di Francia Francesco I°. In segno di gratitudine re Carlo V di Spagna volle personalmente regalare a Ferrante d’Avalos cinque grandi e preziosi arazzi in cui, tramite splendidi ricami, erano raffigurate le fasi della battaglia, disputata nei pressi di Pavia al termine della quale fu imprigionato il sovrano della Francia.

Lui, il d’Avalos vincitore, sposò la poetessa Vittoria Colonna. È proprio indispensabile sottolineare che non poche delle migliori composizioni poetiche di quell’epoca fiorirono fra le mura che oggi sono in vendita e che lì si riunivano, in convegni settimanali i più noti letterati di Napoli.

Gli arazzi, intanto erano andati a ornare le pareti del primo piano del palazzo dell’attuale via dei Mille. Ora, in seguito a una donazione fatta da un Alfonso d’Avalos allo Stato Italiano, quegli arazzi unitamente a una collezione di oreficeria si trovano al museo di Capodimonte.

Un poco alla volta, opere di pittori digrandissimo valore, Tiziano compreso, andarono a ornare altre stanze. Poi, nel Settecento, si pensò di fare un lifting proprio al palazzo e di ciò fu dato incarico all’architetto napoletano Mario Gioffredo, che gli diede la forma, anzi l’aspetto, che ha oggi.

 la storia di questo palazzo napoletano

Ma già, all’epoca della ristrutturazione, il nome dei d’Avalos non evocava più quello di un grande guerriero, bensì quello di una donna fedifraga: il nome di Maria d’Avalos, uccisa dal marito, il grande musicista Carlo Gesualdo principe di Venosa che, rincasato in anticipo,l’aveva trovato a letto con l’amante.

L’ultimo discendente dei d’Avalos, il principe Francesco, anche lui musicista e uomo di grandissima cultura, autore di opere rappresentate anche alla Scala, si trovò a dover risolvere il problema delle tasse, sempre più incalzanti, e ricorse a un espediente che l’avviliva: quello di affittare sale del suo bellissimo palazzo per matrimoni di personaggi altolocati.

Non trascurava mai, però, il lavoro di musicista e anzi volle scrivere un’opera lirica intitolata “Maria di Venosa” commissionatigli dal San Carlo negli anni ’80 ma poi da loro mai eseguita per vari intrighi del direttivo dell’epoca. Fu in seguito da lui registrata in studio a Londra su cd nel 1994.

La sua opera fu eseguita al festival della Valle d’Itria (Martina Franca) nel 2013 presente tra il pubblico lo stesso autore

Francesco d’Avalos morì due anni fa, ma ebbe modo di assistere f Si risparmiò il dolore di vedere il palazzo dei suoi avi nelle condizioni in cui si trova oggi.

Fonte: Vittorio Paliotti il mattino.

Un ringraziamento particolare a Keith Goodman per le precise delucidazioni

Potrebbe piacerti anche