Gazzetta dello Sport: “Conte contro Fabregas, allievo e maestro: Napoli-Como vale più di una semifinale”
La storia è nota e affonda le radici nella Londra del Chelsea. Antonio Conte ha allenato Cesc Fabregas, e lo spagnolo non ha mai nascosto quanto quell’esperienza abbia inciso sulla sua formazione da tecnico. Taccuini pieni di appunti, schemi, idee assorbite sul campo e rielaborate nel tempo. Conte, Guardiola e Wenger: questi i riferimenti dichiarati dell’allenatore del Como. Oggi, però, il passato è diventato una terra straniera e il presente si impone con tutta la sua ruvidità, come racconta Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta dello Sport.
Conte e Fabregas si sono già affrontati tre volte in campionato. Il bilancio è in perfetta parità: una vittoria a testa e un pareggio. Conte si impose nel primo confronto, Napoli-Como 3-1 dell’ottobre 2024. Fabregas si prese la rivincita al ritorno sul lago, con il 2-1 del febbraio 2025. L’ultimo incrocio, Napoli-Como del novembre 2025, si è invece chiuso sullo 0-0, ma è stato tutt’altro che anonimo.
Quel giorno, sottolinea ancora la Gazzetta dello Sport, i due persero l’innocenza delle belle stagioni londinesi. Dalla panchina alla panchina volarono parole pesanti. Conte accusò il Como di eccesso di simulazioni: «L’avete preparata così?». Un’accusa forte, soprattutto verso chi ha costruito la propria identità sul bel gioco. La risposta di Fabregas fu immediata: «Antonio, lo sai che non è vero».
Le idee di calcio dei due non sono opposte, ma profondamente diverse. Conte guarda al risultato come unica unità di misura, Fabregas privilegia il gioco e il controllo. Le etichette di “risultatista” e “giochista”, per quanto abusate, aiutano a definire il perimetro del loro quarto duello, stavolta in Coppa Italia. Un confronto che, come scrive Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta dello Sport, vale molto più di una semplice semifinale.
Nell’etica risultatista e quasi juventina di Conte, la Coppa Italia è un trofeo ambito. Arricchisce il palmarès e, nel caso del Napoli 2025-26, potrebbe compensare uno scudetto sempre più lontano, sostituendolo simbolicamente con la coccarda tricolore. C’è però un enorme “però”: la priorità assoluta resta la qualificazione alla Champions League, vitale per l’equilibrio economico del club. La società può accettare di non vincere il campionato, ma non di restare fuori dall’Europa che conta.
Diverso il discorso per il Como. Sesto in classifica, con una partita da recuperare, è ancora in corsa per la Champions. Ma la Coppa Italia, per Fabregas e per il club lariano, può rappresentare la prima pietra di un ciclo vincente. Vernazza, sulla Gazzetta dello Sport, azzarda un paragone affascinante: questo Como ricorda, per certi aspetti, la prima Sampdoria di Paolo Mantovani. Una proprietà ricchissima che eleva una realtà medio-piccola e la trascina verso l’alto. Il primo trofeo di quella Samp arrivò nel 1985, proprio con la Coppa Italia, prima di anni di successi culminati nello scudetto del 1991.
I tempi sono cambiati e i margini per le sorprese si sono ridotti, ma non sono scomparsi. Chi investe sui migliori giovani, prima o poi raccoglie. E il Como è pieno di talento.
Sul campo, però, la situazione è sbilanciata. A causa degli infortuni seriali, Conte è costretto a schierare un Napoli rimaneggiato, una sorta di “Napoli B”, privo di molti titolari. Tra gli assenti spicca Scott McTominay, leader tecnico e uomo più presente in stagione, preservato in vista dello scontro diretto Champions contro la Roma. Fabregas, invece, si affida all’undici migliore, segnale chiaro di quanto tenga a raggiungere la semifinale contro l’Inter. Sarebbe la seconda nella storia del Como.
La prima, ricorda la Gazzetta dello Sport, risale al 1986 e finì nel peggiore dei modi: sconfitta a tavolino contro la Sampdoria, per il lancio di un oggetto che colpì l’arbitro.
Nel Como ci sono due giocatori che, idealmente, sarebbero piaciuti a Diego Armando Maradona: Nico Paz e Martin Baturina. Nico indossa la maglia numero 10, dettaglio non banale nello stadio consacrato al “Diez”. È ancora a secco al Maradona: la notte di Coppa potrebbe essere quella giusta. Ma attenzione anche a Baturina, numero 20, due volte 10. Per lui garantisce Zvonimir Boban, che lo considera il Maradona croato ex aequo con Luka Modric.
Il resto lo dirà il campo. Maestro contro allievo, idee contro idee, ambizioni diverse sotto lo stesso cielo.
